la breve guerra del soldato Maria Amalia. wp 172 – 13 novembre 2009 – 1024

wordpress giovedì 12 novembre 2009 – 8:02

devo tutto quello che potrà esserci di buono e di bello in questo post ad un amico, Marco R., autore del libro Da Caporetto al Grappa, 1998, che mi ha fatto conoscere questa incredibile storia.

il riassunto di quel testo oggi si trova anche in internet:
ottobre_1917_caporetto_l_ultima_battaglia_sull_isonzo

* * *

Otto von Hauler, ufficiale dell’imperialregio esercito austro-ungarico, comandante in qualità di colonello del 79. reggimento di fanteria dell’impero asburgico, il 18 marzo 1917 cadde in battaglia sul fronte italiano.

lasciava a Vienna una moglie, Vilma von Matachich-Dolnaski, nobile croata, e una figlia, Maria Amalia, di 24 anni, infermiera al fronte.

una tipica famiglia della Kakania di Musil, profondamente segnata dai valori della classe dirigente asburgica e ora altrettanto profondamente devastata dall’avventura della guerra che stava rivelando la fragilità intrinseca, dietro tanta rigidità, di quell’impero dispotico e lo spingeva verso la non rimpianta fine, dissolvendo la famiglia stessa: normale, direi, per la Kakania.

come il padre era partito per quella guerra che ne avrebbe anche concluso i giorni, così anche la figlia, fin dai primi giorni della mobilitazione generale dopo l’assassinio del principe ereditario a Serajevo, era partita per il fronte come crocerossina volontaria, dedita alla propria missione, sì, ma animata da un feroce odio anti-italiano, che la morte del padre sul fronte italiano non poteva che acuire.

lo dimostra una poesia conservata all’Archivio Storico di Stoccarda, nel Baden-Württemberg, di cui purtroppo non conosco il testo, ma Marco R. che l’ha letta, definisce “truculentopatriottica”.

odio ed amore, al tempo stesso, si direbbe, dato che Maria ha però studiato l’italiano, che è una lingua che conosce molto bene.

una infermiera perfetta, piena di abnegazione e di coraggio: medaglia d’onore d’argento della Croce Rossa il 14 ottobre 1916; croce d’oro al merito come crocerossina nell’ottobre del 1917 e medaglia al valore.

operava presso l’ospedale da campo 407 di Opicina fino al giugno 1917, poi venne trasferita nella zona di Tolmino, aiutata dal colonnello comandante di quella piazza, probabilmente amico del padre.

poi, nei giorni convulsi della offensiva di Caporetto Maria viene assegnata al Reggimento della guardia bavarese come interprete.

* * *

nel pieno di quella stessa offensiva il tiratore scelto Wolf Hauler si presenta, a seguito di un trasferimento, giusto dal reggimento della guardia bavarese al reggimento di artiglieria campale 204, dove viene assegnato alla 7a batteria, e il 2 novembre passa al Württembergisches Gebirgsbattaillon, il Battaglione di montagna del Württemberg, impegnato con le truppe asburgiche sul fronte italiano in Friuli.

presenta certificato di nascita e di battesimo, attestazione di buona condotta, permesso di viaggio delle ferrovie austriache, fuma il sigaro, ha ricevuto anche lui diverse onorificenze.

in quel mondo che chiede agli uomini di rischiare la pelle e di essere pronti a morire, non mancano i riconoscimenti a coloro che la scampano: un modo di congratularsi fra loro dei sopravvissuti.

per uno strano caso abbiamo un diario di guerra del comandante Helmut Schittenhelm, pubblicato a Stoccarda nel 1932, Wir zogen nach Friaul (Ci spostammo in Friuli), che descrive proprio il suo arrivo al reggimento:
Nel frattempo si è mischiato ai tiratori un ragazzetto magro e piccolo, di spalle strette. Porta l’uniforme del Battaglione di montagna; nessuno lo conosce.
Weissschädel
[il cognome suona pressapoco: biancoteschio] vuole sapere da dove provenga.
Con la dolce cadenza cantilenante del dialetto viennese, il nuovo camerata racconta di essere stato distaccato al battaglione dal Comando d’Armata con l’incarico di interprete e di chiamarsi Wolf Hauler.
Egli ci dà subito una prova della sua abilità linguistica, ordinando ad un prigioniero di attizzare il fuoco nel caminetto.
Soddisfatto e facendo un segno di consenso Weissschädel dice: – Vedrai che qui da noi ti piacerà – e prende con consapevolezza un sigaro, che offre all’interprete.
Un pesante boccale di metallo, pieno di un vino locale di coloro rosso profondo, fa il giro passando di mano in mano.
– Alla tua salute, camerata interprete! –
Lui annuisce; i soldati cantano.

Il foglio matricolare del tiratore scelto Hauler riporta i fatti di guerra cui ha partecipato:
2-3 novembre 1917. Combattimenti nei pressi di Udine
4-11 novembre 1917. Inseguimento dal Tagliamento al Piave

(4 novembre 1917, proprio lì e durante quella disfatta su un carro in fuga dietro i soldati in rotta, nasce mia madre)
6 novembre 1917: Combattimento presso Redona
7-8 novembre 1917: Combattimento sulla Forcella Clautana
9 novembre 1917: Combattimento a Cimolais
10 novembre 1917: Presa di Longarone
9-11 novembre 1917: Combattimenti nell’alta valle del Piave

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ma qui finisce la breve guerra del tiratore scelto Hauler presso il Battaglione di montagna del Württemberg.

che cosa era successo?

* * *

è sempre il comandante Schnittenhelm che ci racconta che cosa era successo il 6 novembre durante l’inseguimento degli italiani in fuga verso Forcella Clautana, quando i tiratori scelti , trasformatisi in ciclisti e supportati da alcuni bosniaci, avevano catturato degli alpini con i loro muli.

Il caporale Heinzelmann “sulla strada vede il piccolo interprete austriaco: il giovane si trascina faticosamente lungo la salita, sembra non essere più in grado di proseguire con il gruppo; il pesante zaino lo opprime visibilmente.
Con uno slancio di generosità Heinzelmann balza da cavallo e si rivolge a Wolf Hauler, comandandogli di mettere il fardello sul basto.
Lui lo fa più che volentieri; uno sguardo grato è rivolto al generoso commilitone.
Heinzelmann scuote il capo:
“Che razza di bambinetto esile… Che scemenza mandare in guerra dei bambini!”

qualche giorno dopo gli alpini svevi si scontrano con gli alpini italiani a Longarone; vi sono morti e feriti e Wolf Hauler si mette a curare alcuni feriti; sulla strada passano dei prigionieri italiani e Hauler li avverte di non calpestare i corpi dei caduti.

Il trasferimento dei prigionieri richiede tutto il giorno: è finita la battaglia di Longarone e sono stati fatti prigionieri circa 10.000 italiani.

i prigionieri passando tirano fuori dagli zaini gallette, cioccolato o sigarette e li dispongono accanto a chi è ferito: sono nemici, ma che importa? il destino dei soldati è uguale dalle due parti del fronte.

All’uscita del paese di Longarone è piazzato il piccolo interprete che pronuncia all’infinito il suo “Prego, avanti, prigionieri!” e qualche volta, tanto per cambiare, al posto di “prigionieri” usa il termine “signori”.
E i signori prigionieri ringraziano per l’inaspettata cortesia facendo delle battute spiritose di rimando.

la conquista del paese si conclude con una festa, alla quale partecipano, assieme ai vincitori, anche i prigionieri italiani e quella parte di popolazione residente che non ha lasciato il paese.

la si può chiamare festa, oppure se preferite saccheggio: sono gli italiani, prigionieri e residenti, a sfondare le porte delle case rimaste incustodite e a depredare abitazioni e negozi; si uniscono soldati austriaci, affamati e a corto di provviste.

il comandante tedesco ogni tanto si affaccia al balcone del palazzo dove si è sistemato e viene accolto dalle bordate di evviva! dei prigionieri.

la guerra del tiratore scelto Hauler finisce il giorno dopo, il 14 novembre:

guarda la coincidenza, praticamente questo è un articolo da anniversario!

* * *

è lo stesso comandante che si faceva acclamare dagli italiani durante i loro saccheggi che convoca in quello stesso palazzo alla mattina il tiratore scelto Wolf Hauler, soprannominato dai suoi compagni Büble, bambinetto, e il loro dialogo è davvero sorprendente:

– Tiratore Hauler, Lei è una ragazza!
– Signor maggiore, come può arrivare a pensare questo? Non faccio il mio dovere come qualsiasi altro soldato?
– Lei è una ragazza!

proprio così: Wolf Hauler altro non era che Maria Amalia Anna von Hauler, soprannominata in famiglia Nay Senta, che aveva falsificato i documenti e si era fatta soldato fra i soldati.

Fu lo “zio” Paul, uno sveglio sergente di sanità, che aveva cercato di indagare sui sospetti che a poco a poco erano affiorati e aveva svelato il mistero in un modo estremamente originale.
Egli fissò un controllo piedi per la compagnia trasmissioni, alla quale apparteneva anche Wolf Hauler.
Tutte le “zampe” vennero passate in rivista, poi lo “zio” Paul si recò dal medico del battaglione e gli spiegò di essere sicuro che l’interprete Hauler era “un’interprete”.
Il medico volle sapere come era giunto a tali conclusioni, e lui rispose:
“Signor dottore, ogni uomo sull’alluce ha dei peli, una donna mai; e Wolf Hauler non ne ha neannche uno”.

per questo Maria Amalia Anna von Hauler, in arte il tiratore scelto Wolf Hauler, era stata convocata dal comandante e smascherata.

non sappiamo che cosa disse Amalia dopo la prima risposta al comandante, non sappiamo neppure se disse qualcosa: sappiamo tuttavia che giocò molto bene le sue carte.

* * *

infatti a questo punto devo fare una confessione piuttosto imbarazzante: il titolo di questo post e alcune frasi al suo interno possono – un po’ volutamente – avervi creato delle false anticipazioni; ho voluto far credere che, al momento in cui si scoprì che Wolf era Maria Amalia, lei venne allontanata dal reggimento e la guerra per lui / per lei finì.

non è affatto vero: la sua guerra fu ugualmente breve, ma continuò ancora per un po’.

dopo il sorprendente dialogo di cui sopra non cambiò nulla: il glorioso reggimento degli alpini svevi non poteva affrontare lo scandalo di avere avuto fra le proprie file una donna, e quindi continuò con un atteggiamento di perfetta omertà a fare finta che fosse un uomo, e tutto proseguì come prima; solo ora tutti sapevano la verità e il tiratore Wolf ebbe qualche riguardo in più, e, se altro, non sappiamo.

Maria Amalia giusto questo aveva voluto: essere un soldato uomo restando donna, e ora che tutti sapevano che era una donna e tuttavia dovevano continuare a fingere di credere che fosse un uomo e a trattarla come tale, lei aveva pienamente raggiunto il suo sogno.

in sostanza Maria Amalia aveva vinto: certo il 14 novembre era finita solo la guerra di Wolf, ma continuava la guerra di Maria Amalia, dell’uomo che era in lei, come un sogno – che non negava la femminilità – del maschio che tutti sapevano donna, ma che dovevano continuare a fingere che fosse un uomo.

infatti, da quel momento Wolf (Lupo) diventa Wöllfle (Lupetto) e questo, non più Büble, bambinetto, fu il nuovo soprannome di Maria Amalia nel reggimento degli svevi.

come a dire, in quel mondo maschilista di soldati votati alla morte, che in fondo ogni donna altro non è che un maschio un po’ più fragile.

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. . .

ecco quell’uomo speciale che era Maria Amalia in un altro episodio di guerra il 29 dicembre (la testimonianza è da un dattiloscritto di “zio” Paul):
Un fortissimo fuoco di bombarde batteva le alture di Alano e Schievenín e tutta la vallata si trovava sotto il fuoco di sbarramento.
Il paesino di Alano era zeppo di nebbia e gas; i portaordini dovevano fare dei giri incredibili e pieni di pericoli: ritornavano tardi oppure non rientravano più.
Si dovevano portare in prima linea sul Tomba un comando importante: Wölfle (Lupetto) si offrì volontario.
Arrivando all’ultimo giro e annunciando di aver eseguito il comando, crolla a terra.
Nella chiesa di Alano rimase a lungo senza sensi.
Con dell’ossigeno si riuscì a rimetterlo in piedi quel tanto da potergli permettere di avviarsi lungo la valle del Piave verso Zermen”.

il comandante nel suo libro di memorie ovviamente la racconta meglio:
Capita così che a un certo punto non ci sia più nessuno per portare un ordine ai reparti che sono su quelle posizioni.
L’interprete si offre di assumersene il compito.
In quella notte percorre di corsa per ben tre volte la via che da Alano porta alla prima linea, nella neve e nel vento, inseguito da nuvole di gas, rincorso dalle granate, scavalcando dei morti, nella grandinata di pietre proveniente dai muri che vanno in frantumi sotto le granate.
Dall’ultima corsa arriva barcollando, il tempo di riferire che il comando è stato eseguito e crolla privo di sensi, intossicato dal gas.

ma chi meglio può raccontarci l’episodio che lei stessa?

ecco il suo racconto in una lettera del dicembre 1939, ancora allo “zio” Paul:
Io credevo nella vittoria e invece dovevamo ritirarci.
Già durante la nostra ritirata il gas nei polmoni mi impediva di respirare, tanto che che con gran fatica ce la feci a trascinarmi fino a S. Maria.
Per strada, su quella strada fatta a pezzi, si trovava una gran catasta di munizioni.
Siccome non sapevo più da che parte mi dovevo dirigere per andare avanti e sulla via non c’era anima vivente, mi sedetti su una granata gelida come il ghiaccio e speravo che gli italiani non me ne avrebbero spedita una di quelle “pesanti” nel bel mezzo del mucchio, per rendermi più agevole il viaggio in cielo.
Ma i loro colpi si abbattevano sempre e soltanto sulla strada di sopra, che era stata resa inagibile e restava aggrappata al fianco della montagna quasi fosse sorretta esclusivamente da alcune malsicure radici d’albero.
Alla fine, ma mi sembrò un’eternità, arrivarono dei feriti austriaci; mi aggregai a loro.
Tossendo, zoppicando ed intirizziti arrivammo mezzi congelati a S. Maria.
Là venni caricata su un carro e trasportata oltre.
Stavo dannatamente male, sputavo sangue, avevo la febbre alta e vaneggiavo…
Ma, nonostante tutto, era bello, perché potevo sopportare tutto ciò per l’amata patria: io ero un soldato tedesco e ancor di più lo ero nell’orgoglioso Württembergisches Gebirgsbattaillon.
Potrei mai dimenticarlo?

* * *

Maria Amalia / Wolf resta fino al 28 gennaio in ospedali da campo in zona di guerra.

poi peggiora e viene mandata in un ospedale militare nei pressi di Udine e ci resta fino al 18 marzo 1918.

ritorna poi al fronte nel Battaglione di montagna di complemento, una seconda formazione gemella di quella in cui era stata prima, che nel frattempo è stata costituita.

ma a maggio ha una ricaduta e rientra in Germania per essere curata, e resterà di nuovo in ospedale fino al 9 luglio per poi passare in sanatorio.

ne esce a guerra finita e impero austroungarico distrutto: la patria alla quale ha dedicato il suo sogno borderline non esiste più.

. . .

nel frattempo uno scandalo è scoppiato sulla stampa a proposito del suo caso, la proposta di darle una onorificenza è caduta ovviamente nel nulla.

il suo vero romanzo comincia adesso: lei vive a Vienna, oppure a tratti a Vinica in Croazia, nella casa della madre, conosce un diplomatico giapponese, si trasferisce a Tokio, diventando la signora Saka, ma nel 1940 si separa da lui e di lei non si sa più nulla.

* * *

di lei ci resta ancora una lettera scritta in una notte di dicembre del 1939: ha 46 anni ed apparentemente non le resta più molto da vivere:
Oggi, ultima sera, me ne sto seduta davanti alle vostre care foto e parlo con voi, miei vecchi camerati.
Come sempre, quando la solitudine e l’abbandono mi attanagliano maggiormente, mi rifugio nel paradiso della mia gioventù, da voi miei buoni e vecchi compagni.
Tutti i miei pensieri oggi sono con voi e con malinconia penso ad Alano, a quei giorni verso la notte di san Silvestro, quando ero seduta in mezzo a voi, correvo con voi sotto il fuoco tambureggiante, quando ero in piedi davanti al nostro indimenticabile comandante Sprösser e divampavo d’orgoglio e di gratitudine alle sue parole: – La ringrazio Schütze Wolf Haluler: Lei si è comportato egregiamente!”
Mai, mai nella mia vita dimenticherò la sua voce che mi disse queste parole incancellabili, nella cantina illuminata con delle torce, in quella notte di capodanno immersa nella tormenta e nei gas tossici.
Non sapevo che non lo avrei mai più rivisto”.

. . .

questa lettera è del 10 dicembre, ma sembra datata l’ultima notte dell’anno, come era stata l’ultima notte dell’anno 1917 quella della sua ultima avventura di guerra.

la guerra a cui lei pensa con una nostalgia che niente sembra poter medicare: la guerra che le ha dato una transitoria identità maschile a cui lei ora ha rinunciato.

qualche anno prima Maria Amalia aveva scritto a Paul, il vecchio “zio” commilitone, a cui era indirizzata anche questa specie di lettera di addio di qui sopra:
“Certo che mi ricordo bene di te, menarrosto: mi hai fatto venire abbastanza paure e momenti di terrore con il tuo “sguardo clinico” che controllava in modo critico e che puntava sempre biecamente come un demonio il mio armamentario sul davanti.
Quando ti vedevo girare l’angolo mi mettevo in ordine come meglio si poteva, premendomi il petto.
Tuttavia mi hai fatto cadere nella trappola…”

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. . .

commenti:

Paolo Zardi 15 novembre 2009 alle 11:46
Davvero commovente, questo post…

bortocal 15 novembre 2009 alle 12:58
caro pabloz,
finalmente una persona ha letto questo collage, a cui tengo moltissimo (non per me ovviamente, ma per chi lo ha veramente scritto, cioè i protagonisti prima di tutto, e poi Marco) ed è così commovente giusto perché io qui dentro ci sono solo come regista, che ha disposto i pezzi e le scene e qualche volta dato una particolare inclinazione alla macchina da presa, ma tutto il resto è autentico, compreso il gioco straordinario delle foto…
ho trovato questa storia del tutto straniante fin dal primo momento che l’ho letta e sono contento delle due ore e mezza che ho dedicato a rimetterla assieme in quel particolare ordine e a ricopiare manualmente tutte le citazioni.
quel che mi piace della parole che ho ricopiato è la totale assenza di retorica e uno sguardo sulla guerra e sugli uomini tanto pulito ed essenziale, quanto lontano da ogni schema concettuale troppo rigido.
il tuo commento positivo mi ha indotto a qualche ritocco molto marginale e soprattutto ad eliminare quanti più errori di battitura ho potuto.
ora speriamo che il pezzo trovi almeno un altro paio di lettori..
– perdona ora una domanda: ma dove sono i tuoi nuovi post, sempre che tu ne stia pubblicando, ma non riesco a pensare che tu non stia scrivendo, e come faccio a segnalare su wordpress dei siti da leggere abitualmente (un po’ come gli “amici” di blogs.it)?

. . .

marco a 21 ottobre 2010 alle 19:35
bellissima storia, la passo ad amici, avrei bisogno di un contatto in privato, via mail
cordialità
MArco A

bortocal 21 ottobre 2010 alle 19:40
anche io l’ho trovata molto bella, per questo praticamente non ho fatto altro che trascriverla, il bello è che la storia l’hanno quasi tutta scritta i protagonisti stessi.
(e adesso ti passo la mail privata, grazie)

. . .

Francesca Panizzolo 4 febbraio 2019 alle 18:36 · · Buona sera,
é possibile avere un contatto diretto per piacere?

bortocal 13 febbraio 2019 alle 23:14
ho provveduto privatamente.

. . .

Danila Tiberi 25 marzo 2018 alle 19:24
incredibile storia di una donna soldato

bortocal 25 marzo 2018 alle 21:26
🙂

Un pensiero riguardo “la breve guerra del soldato Maria Amalia. wp 172 – 13 novembre 2009 – 1024

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