Todorov, l’unica trascendenza possibile. 22 giugno 2012 – borforismi degli altri 34 – 449

22 giugno 2012 venerdì 20:46

.

L’unica trascendenza che ci resta è la traccia che lasciamo nella memoria degli altri.

Tanto vale che sia la più bella possibile.

Tzvetan Todorov

. . .

commenti ricevuti:

Rocco R. 23 giugno 2012 alle 00:25
Tutto quest’impegno ripaga? ma.

bortocal 23 giugno 2012 alle 06:59
potrebbe, se ammettessimo che a volte ci vuole molto più impegno a lasciare una traccia negativa di noi nella memoria degli altri, che un ricordo positivo.

Rocco R. 23 giugno 2012 alle 11:00
Questa mi piace.

bortocal 23 giugno 2012 alle 19:23
😉

. . .

dafnevisconti 27 giugno 2012 alle 11:46
Ho apprezzato molto il pensiero di Todorov e questa sua frase finale racchiude anche la sua visione dell’arte.

bortocal 29 giugno 2012 alle 05:52
grazie del tuo intervento: ho scoperto, guardando il tuo blog, che entrambi ci siamo ispirati alla stessa intervista a Todorov su Repubblica, e complimenti a te per la fitta schiera di commentatori che ha allargato molto il discorso. – ti seguirò.

dafnevisconti 29 giugno 2012 alle 07:43
Contenta del tuo contatto e della condivisione di interessi. Grazie!

10 pensieri riguardo “Todorov, l’unica trascendenza possibile. 22 giugno 2012 – borforismi degli altri 34 – 449

  1. D’accordo con Tezvetan Todorov…
    Sul ci vuole molto più impegno a lasciare una traccia negativa nella memoria degli altri, che un ricordo positivo , non ne sono certa invece …
    Ci vuole “poco” a distruggere e “molto” a costruire, il mio pensiero è più questo .
    Ciao Mauro

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    1. hai ragione anche tu, e ho ragione anche io: infatti ho scritto “a volte”, quindi lascio aperta la strada anche al male fatto agli altri distrattamente e quasi senza accorgersene.

      però ho avuto a che fare, e anche molto da vicino, con qualche persona che invece ce la metteva tutta e con grande soddisfazione, dato che si gratificava per il male fatto agli altri.

      mi hai fatto venire in mente un bibliotecario, re dei lavativi, che avevo in una scuola: lavorava come un matto tutto il giorno per riuscire a non fare il suo lavoro, inventando scuse, scrivendo ricorsi, brigando e tramando. si fosse messo a farlo, avrebbe faticato molto di meno.

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  2. Aveva un bel da fare il tuo collega 😁
    Ripensando al passato remoto e prossimo mi tornano in mente cattiverie …Molto più tardi ho capito che erano mosse dall’invidia . Ho impiegato tanto tempo a comprendere perché non ho provato invidia in vita mia . Ma che bello non patirne e che bello non avere da creare artefici per imbrogliare il prossimo !
    Non basta magari in alcune circostanze però mi dà serenità non avere fatto del male in modo intenzionale ad alcuno . Ciao 😉

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    1. non era un collega nel senso vero e proprio del termine, dato che io ero il preside; e questo dava a me il peso di fare in modo che lavorasse, purtroppo.
      era peraltro un tipo molto popolare nell’ambiente, un liceo dal buon nome, ampiamente usurpato, dove il preside precedente, consigliere comunale del PCI, si era creato una base clientelare di lavativi di sinistra. e siccome io ero di sinistra, e quindi non appoggiato dalla destra ed osteggiato da questa sinistra mafiosetta e lavativa, la mia vita lì dentro fu davvero molto difficile.

      mi riconosco simile a te nella totale mancanza di invidia, che credo che sia uno degli effetti positivi di un difetto peraltro imperdonabile, cioè dell’eccessiva autostima; però vedo con piacere che non scompare, la mancanza di invidia, neppure ora che gli anni mi stanno portando a ridurre la mia cronica presunzione.
      credo allora che dipenda piuttosto da una gioia innata di vivere e di stare al mondo.

      mi sono però anche accorto che chi sta al mondo male e pieno di sofferenza e senza autostima riceve con grande fastidio il bene che cerchi di fargli, semmai, e ne fa un motivo di odio ancora più profondo. ricordo una frase che mi disse una persona purtroppo molto vicina allora una volta, per dire tutto questo suo odio: tu sei molto più buono di me. (non era troppo difficile, eh? la cerchia della famiglia d’origine l’aveva soprannominata la Vip, vuoi per dire la very important person, vuoi per dire la vipera.
      il mio cercare di aiutarla le accentuava questo suo senso di inferiorità e la travolgeva in quella forma di malessere interiore che chiamiamo invidia, che veniva resa più acuta proprio dal ricevere attenzione e aiuto.

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      1. Si ho compreso la situazione , non è stato semplice fare girare le cose dal verso giusto nel Liceo dove eri preside .
        Riguardo alle persone in particolare difficoltà ,per quanto ho potuto sperimentare ,tanto più una persona sta male e non lo riconosce, tanto meno accetta l’ aiuto .
        Direi che che una costante , credo proprio che la problematica spesso comprenda il rifiuto per non sentirsi bisognosi …Quindi da molto fastidio chi vuole darti una mano . Ogni situazione vista singolarmente . L’invidia intesa come atteggiamento generico può essere un’altra questione. Non ti pare ?

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        1. vedo che in generale ci troviamo d’accordo, salvo che sul punto dell’invidia.

          faccio fatica a parlare di queste sentimento che conosco poco, però a me pare che l’invidia sia prima di tutto l’espressione di una mancanza di autostima. io potrei benissimo vedere qualcuno che ha una casa più bella della mia, e in senso lato invidiargliela; però perché ci sia invidia in senso proprio, come malessere acuto, occorre non sapersi dire: la mia però mi piace di più, oppure: prima o poi ci riuscirò anche io ad averne una così.
          in questo senso l’invida a me pare soprattutto un sintomo di malesseri più profondi e non la separerei da questi.

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          1. Posso sbagliare Mauro intendo dire che esiste un invidia non profonda dettata dall’ingordigia. Beati quelli che hanno …
            E giù un elenco di cose :
            Ville ,auto, abiti di lusso, e tutte quelle chincaglierie moderne in piu si possono permettere permettere domestici, viaggi e fanno una vita da nababbi .
            -Mentre io devo tribolare per arrivare alla fine del mese e non posso permettermi un piffero –
            A volte certe persone sono anche piuttosto depresse per la vita che sentono di subire . La vita che non soddisfa ,insomma certe persone hanno sempre qualcosa che non va , che le tedia …
            Non soffro di questi pensieri , veramente non ho mai patito per mancanze che neppure sentivo . Ho sempre pensato che potevo comunque togliermi le mie piccole soddisfazioni .
            Dovevo solo misurare con attenzione le mie condizioni economiche e scegliere in modo alternativo .
            L’invidia cui ti riferisci ,quella che crea malcontento e che fa fare del male anche agli altri per me è denota sicuramente una rigidità mentale anche una distorsione della realtà . Come dici te ho sempre pensato che potevo avere abbastanza ed essere soddisfatta .
            Nei rapporti umani vivere o convivere con certe persone è negativo . Ormai mi viene da dire che è impossibile aiutare chi ha un malessere profondo .
            Lo vivo come un fallimento ? Be’ per quanto riguarda una persona a me carissima cui affettivamente non posso dire addio, si in parte, si per i danni che ha sortito. Sono anche convinta che da parte mia la colpa è quella di essere stata ingenua.
            Non mi sono mai accorta
            di quanto accadeva perché non ero presente . Per me quando i comportamenti diventano assurdi , anche dannosi è normale pensare ad una malattia .
            Ce te ne pare ? 🤗

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            1. hai toccato due temi:

              il primo è quel tipo di invidia, che tu definisci non profonda, per il benessere degli altri, quando non se ne ha abbastanza, a proprio giudizio.
              è un tema meno innocente di quello che sembra, dato che Marx, ad esempio, la considera giusta e positiva, ritiene anzi che possa trasformarsi in odio di classe e costituire la base della rivoluzione che cambierà il mondo e ne creerà uno nuovo, dove l’invidia sociale stessa non avrà più motivo di esistere.
              Marx era hegeliano e lui ed Hegel erano un poco goethiani nel pensare che il bene possa nascere dal male.
              anche questa invidia, secondo me, nasce dalla insoddisfazione per la propria vita, dal tedio di vivere, come dici tu; solo che diventa facile cercare una causa esterna a sé del proprio malessere; questa invidia è una proiezione che nega il problema interno e lo trasferisce a qualcun altro.
              ci sono purtroppo anche persone che hanno motivi oggettivi di malessere e di insoddisfazione per le condizioni materiali in cui vivono; c’è al mondo, perfino, chi muore di fame, di stenti, di povertà. eppure, secondo me, la protesta per questo è qualcosa di diverso dall’invidia, se una persona è psicologicamente sana. anzi, quel tanto di conoscenza dei paesi poveri conquistata nei miei viaggi passati mi ha sempre messo di fronte all’evidenza di un legame stretto tra povertà e felicità in quelle culture dove non domina l’avidità occidentale del possesso come segno del potere.
              detto in poche povere parole, ci sono al mondo moltissimi poveri che non invidiano proprio nessuno, perché sono consapevoli che il possesso è un peso e sono paghi della loro povertà fino a che non mette a rischio la loro vita, anzi la considerano un valore prezioso.
              con questo non si sottraggono alla protesta e ai tentativi di miglioramento delle loro condizioni, quando diventano veramente gravi; ma senza una invidia mirata contro gli altri che stanno meglio di loro. lottano per se stessi, più che conto gli altri, che hanno più beni di loro.

              il secondo tema ce poni è la convivenza con chi ha un malessere profondo e una distorsione grave nei rapporti con gli altri, che trasforma quella stessa invidia minore, di cui abbiamo parlato, in odio e desiderio di fare del male; come giustamente osservi, questo odio può arrivare a colpire perfino se stessi; in altre parole c’è qualcuno che odia gli altri al punto tale da fare del male anche a se stesso se pensa che questo possa fare soffrire chi odia.
              io non so quanto l’analisi psicologica possa aiutare queste persone ad uscire dal circolo vizioso della loro sofferenza interiore; posso testimoniare il caso di chi, di fronte alla possibilità di cominciare ad uscirne, ha interrotto la terapia, perché non voleva smettere di stare male. una vita senza odio per se stessi e per gli altri era un oceano ignoto che aveva paura di affrontare.
              con queste persone occorre rompere i rapporti, toglierle dalla propria vita anche affettiva, farsi una ragione del fatto che la legge statistica del caso vuole che dalla lotteria della vita escano anche esseri venuti male e che la vita ce li ha messi vicini oppure, peggio, ce li siamo andati a cercare, perché condizionati dalle esperienze formative infantili.
              sentirsi colpevoli del loro malessere è una tendenza naturale, soprattutto quando siamo stati parte fondamentale della loro crescita e formazione, la domanda su dove abbiamo sbagliato diventa quasi insuperabile.
              questo disturbo relazionale, possiamo anche chiamarlo malattia, ma è un termine pericoloso, perché rafforza il legame e rende più difficile la separazione, perché sembra egoismo inaccettabile abbandonare a se stessa una persona malata.
              ma, se parliamo di malattia, occorre cambiare ottica: non esistono tanto persone malate, quanto famiglie malate, e noi, con i nostri problemi, siamo soltanto le sfaccettature di problemi più grandi, che non possiamo risolvere.
              possono farlo gli psicoterapeuti? non ho rispose assolute e credo che dipenda dai singoli casi e dalla gravità delle distorsioni da affrontare; comunque a volte vale la pena di provare, a volte no. poi la risposta diventa facile, quando lo si è già provato a lungo e senza esito alcuno.

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  3. Che bella risposta !
    Si la prima “invidia ” non è innocente ,chi la manifesta in modo sistematico e rabbioso , in genere ,si para dietro un dito .
    L’insoddisfazione personale è la motivazione più vera.
    Poteva essere positiva come lotta di classe se consapevole e capace di lottare per il cambiamento .
    Attualmente non esiste come realtà socio – politica perché il popolo è sedato .
    Tu lo hai visto con i tuoi occhi il binomio povertà – felicità esiste.
    Io l’ho conosciuto attraverso persone molto povere semplici buone caratterialmente e prive di invidia . Le letture e i documentari insieme ai viaggi che ho fatto hanno rafforzato questa idea .
    Il punto di vista del mondo occidentale è limitato e piuttosto imparziale.
    Intendo in senso generico perché non la pensiamo tutti così anche se siamo dentro questa cultura piuttosto imparziale ,egoista, bigotta e falsa.
    Può darsi che esagero la cultura che abbiamo è interessante per tanti aspetti al contempo e pesante , perché si auto professa come migliore delle altre e vera.
    L’altra invidia non si risolve con alcuna terapia “riabilitativa”, occorre crederci e metterci buona volontà .
    Idem alla tua la mia esperienza con la figlia non ha mai voluto curarsi farmacologicamente . Ogni volta scappava via
    Chiudere ogni contatto è possibile ma il bene che le voglio resta .
    Del resto vivo in pace lontana, direi lontanissima .
    Ogni tanto mi chiedo come è potuto accadere questo “diavolerio” pur sapendo i come e i perché . Aveva sviluppato anche questo bisogno spasmodico di avere soldi e di spendere troppo per il superfluo e per ciò che appare .
    Poi mi consolo dicendomi che la vita è anche questo miscuglio borderline , che esiste anche tanto di peggio come tanto di meglio.
    Forse la ricchezza e la profondità della vita
    sta anche nell’averla vissuta. È un modo intenso il mio , ne esistono tanti altri ,diversi
    Rammaricarsene è davvero inutile . Mi godo ciò che posso , i paletti degli altri non servono i miei, cerco di eliminarli ,servono solo da ostacolo . Quello che hai scritto mi è utile per ricordare che è meglio ampliare e per mettere a fuoco oltre il termine in sé e oltre le circostanze personali .
    Infine bando all’invidia !
    Sono a casa mia da ieri con i nipoti più grandi . Mi piace anche se la nipotina non mi lascia tempo libero per me.
    Stasera o domattina ritorno verso Recanati …Buon venerdì in famiglia e i fattoria ✌️🥀🥀🥀

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