morire dal cielo. wp 216 – 30 giugno 2010 – 530

wordpress mercoledì 20 giugno 2010 – 18:18

a tavola a commentare la notizia dell’incidente a Pietro Taricone l’altra sera ci stava uno della mia età che ha fatto paracadutismo per anni, forse ottocento lanci, commenta.

e la moglie, che per ottocento lanci lo ha aspettato di sotto.

“pensa quanto ti ha amato, per aspettarti così”, commenta un’altra commensale, una femminista.

“già”, risponde lui, come se non ci avesse mai pensato.

che coppia splendida dovevano essere: lei è ancora bellissima, lui arrivato ai sessanta, nipote di un grande attore, ha l’aria incredula di chi non riesce a rendersi conto come la giovinezza sia già finita: uno sguardo ironico sul mondo, raffinato e sottile, che dice un disincanto senza asprezza.

* * *

con naturalezza racconta del lancio di una amica, una splendida ragazza, generosa e cordiale, qualche anno fa.

lo racconta anche la moglie, che lo ha vissuto da sotto.

lui l’ha vista buttarsi da sopra, dall’aereo, è stato il lancio prima del suo; lei l’ha vista arrivare dall’alto.

“il paracadute non si è aperto, dice lui, ma questo è normale, può capitare; non si perde la calma, e si tira il verricello per il paracadute di emergenza.
solo che quella volta il paracadute non si era aperto bene e aveva cominciato a ruotare, in questo caso tende a disporsi in orizzontale, per una legge meccanica.
questo movimento ha fatto in modo che anche il secondo paracadute sia stato subito coinvolto in questo movimento rotatorio e non sia riuscito ad aprirsi”
.

* * *

“è stato orribile – dice la moglie –: lei ha cominciato a gridare: aiuto, aiuto! mamma, mamma!“

urlava e precipitava a velocità sempre crescente.

la senti, forte, l’aria, mentre cadi prima di aprire il paracadute, ma per quanto forte fin quasi a farti male, non è sufficiente a fermarti.

lei ha avuto tutto il tempo di rendersi conto e di vedere l’impatto che si avvicinava.

* * *

“da sopra ho visto che qualche cosa non funzionava, poi ho visto quel movimento balengo e il secondo paracadute che non riusciva ad aprirsi.
guardavo e poi giravo gli occhi, poi tornavo a guardare.
deve succedere qualcosa, ho cominciato a pensare, e intanto lei ha cominciato a gridare precipitando.
nessuno vuole morire.
dopo l’impatto l’istruttore mi ha detto: adesso buttati tu, ma io gli ho detto che non ne avevo nessuna voglia e che, se voleva, poteva farlo lui”.

“sarebbe stato terribile buttarsi dietro la tua amica morta”, dico io.

“lo faceva per cercare di farci superare lo shock – risponde lui –, io sono tornato la settimana dopo”.

* * *

la notte non riesco a dormire, questa storia è stata di una evidenza troppo terribile.

potrei pensare al racconto successivo, di un altro suo amico a cui succede un incidente simile e lo vedono sparire dietro gli alberi, corrono e lo trovano fratturato ma vivo, sprofondato fino al petto in un campo arato da poco.

la ragazza invece ha visto bene, mentre sentiva il risucchio mortale che la trascinava giù, che ad aspettarla c’era il cemento.

per tutta la notte, con un brivido freddo nella schiena, è questa la scena che vedo, non l’altra.

* * *

si discute che cosa fa di un paracadustista per hobby un paracadutista.

“il piacere di volare”, dice il mio amico; “ogni sport nasce da un piacere”.

non sono d’accordo: ci sono altri sport che presentano rischi mortali, in fondo nessuno sport è immune da rischio, come neppure la vita.

però negli altri sport la morte è un incidente, è l’eccezione; secondo me invece nel paracadutismo l’eccezione è salvarsi.

credo che questo pensiero sia una grossa boiata senza nessun fondamento, salvo il fatto che sono toro, segno di terra.

* * *

come se la terra non avesse niente di mortale, come se la morte che viene dal cielo fosse diversa.

* * *

Pietro Taricone neppure si è accorto di morire, invece: ha solo tirato un cavetto necessario all’ultimo momento con un lieve inspiegabile ritardo.

non mi era simpatico quando stava in televisione, mi è diventato simpatico dopo, quando ha avuto la forza di andarsene per restare se stesso.

morire giovani è una tragedia per chi resta, ma ti regala come un piccolo soffio di immortalità, è come se quel tanto di vita che non hai vissuto ti venisse restituito sotto forma di rimpianto di chi ti ha conosciuto.

* * *

negli stessi momenti in cui è morto Taricone, se ne è andata anche la mia ex- suocera, ed era a poca distanza dal traguardo dei 98 anni.

ecco una morte senza quasi pena né per chi se ne va né per chi resta, ma tu valla a capire la provvidenza divina: fatta apposta per ricordarci che non siamo niente, si direbbe.

nel caso di Taricone la morte tuttavia non riesce a vincere del tutto, almeno non per ora, e il messaggio positivo prevale: a niente importa la necessaria fine, ciò che solo conta è il come si è vissuto.

e dio con questa morale non c’entra.

. . .

commenti:

afo 30 giugno 2010 alle 18:40
bentornato, è da un bel po’ che non riesco più a visitare il tuo blog per mancanza di tempo :(.
Condivido quello che hai scritto sul paracadutismo come sport. Se non sbaglio sia Taricone che la moglie praticavano questo sport. Ora i due avevano una figlia piccola. Non capisco come certa gente non possa pensare al futuro dei propri figli. Perché è chiaro che essendo entrambi i genitori paracadutisti il rischio di lasciare la ragazzina orfana di un genitore è molto alto.
Sinceramente se io avessi avuto un bambino piccolo… avrei pensato anche alla mia salute perché praticando quel tipo di sport non metto a rischio solo la mia vita… ma anche il futuro di un bambino che non ha nessuno colpa. Sarei andato a giocare a tennis, golf…
E’ molto triste che sia successo a lui… ma penso che sia possibile evitare di mettere la propria vita consapevolmente in pericolo. Può sempre capitare una tragedia… ma non per questo bisogna andare a cercarseli i problemi.

bortocal 30 giugno 2010 alle 19:01
bentornato anche a te, ovidius, e grazie di avermi spiegato come mai eri scomparso.
sono stato via anche io per un po’.
non so che cosa spinga molti a sport pur sempre pericolosi, forse dev’essere qualcosa di simile all’impulso che spinge me a viaggiare…
però ho avuto amici alpinisti che andavano a farsi le pareti lasciando la figlia di sotto a guardare.

. . .

Luisa 30 giugno 2010 alle 18:40
Trovo questo tuo post di una Bellezza così sottile perché enorme nella suo autentico sbigottimento come da schiocco nel risveglio di un sogno che non so commentarlo.
Leggerti, Mauro, è attraversare la vita da seduti. E riuscire a vederla da più angolazioni, tu doni a chi passa di qui uno stato di grazia involontario poiché nato da emozioni terragne, così umane che normalmente la parola scritta tende a edulcorarle per farne retorica oppure stile.
Con te è diverso, te lo dirò finché avrò fiato in gola e tasti sotto le dita.
Un abbraccio
Luisa

bortocal 30 giugno 2010 alle 18:57
cara Luisa,
essere apprezzati da chi si adora è un dono straordinario.
certi sbigottimenti, come li chiami tu, sono così violenti, che l’unico stile per dirli è dimenticare lo stile: perché a volte le cosa hanno uno stile tale in se stesse che bisogna lasciar parlare loro.
forse è per questo che mi piace anche la fotografia, e credo che i miei post belli sono quelli in cui riesco ad usare la parola come se fosse un obiettivo fotografico.
un abbraccio grato, mi mancava un commento così.

. . .

firdis 30 giugno 2010 alle 19:17
e che bel pezzo, davvero.
Bentornato Mauro, non eri stato saccente nel commento precedente.
te lo dico solo ora perche’ magari cambiavo idea.
invece no.

bortocal 30 giugno 2010 alle 20:04
beh, mi fa piacere saperlo, dico sul serio, rimango a disagio per i discorsi che restano in sospeso; quel che a volte mi dà fastidio in me stesso è la tendenza a teorizzare come per staccarsi dall’empatia…, però se non lo facessi non sarei più io, direi.
ben ritrovata anche a te.

. . .

Pat 30 giugno 2010 alle 21:21
Il tecnico dei computer che lavora per il mio comune ha commentato asciutto:
“anch’io facevo paracadutismo, ho smesso quando sono nate le bambine”
anche mia sorella dopo la nascita di sua figlia è stata “più attenta” a non farsi male.
E’ come andare in punta di piedi per non svegliare qualcuno che dorme in una stanza, a cui si tiene.
Pochi sui giornali e in tv mettono in rilievo che è stata la moglie a trainare Pietro in questo sport, è poco carino metterlo in evidenza, probabilmente, in questi momenti.
Secondo me questa morte poteva evitarsela, poteva aspettare una morte che non portasse la sua stessa firma, e quella della moglie.
Ciao Mauro, io sono scomparsa tutt’ora.

😉
vedo che la tribù si riunisce fedele sotto questo delicato e intelligente articolo.
Notte

bortocal 30 giugno 2010 alle 21:42
bello pensare che siamo una tribù dispersa fra territorio e sogni, patrizia.
sei dura in questo commento, dura fino alla sconvenienza, verso Taricone, ma è una durezza che fa pensare, e quindi si fa apprezzare.
quanto c’è di infantile in questa sicurezza di non potersi fare del male?
ho visto ho visto che sei scomparsa, curioso del perché; io almeno ho sempre qualche alibi per i miei silenzi, questa volta la Libia.
ti mando un abbraccio, discola che mi nascondi qualcosa 😉

Pat 1 luglio 2010 alle 14:29
la durezza è una specie dei rabbia per abbandono, una piccola proiezione di un dolore per il distacco da mio padre che non ho smaltito in 21 anni ancora, è affetto per Pietro che non ho conosciuto di persona ma che aveva un modo di parlare dritto e onesto, e una luce negli occhi che è difficile immaginare coperta da un coperchio così presto.
sono scomparsa, sono un pò in crisi ancora, so che capisci, le ferie mi porteranno sollievo, niente di grave.
un abbraccio, ti penso spesso caro Mauro.

bortocal 1 luglio 2010 alle 18:12
era necessaria questa spiegazione, ti rende più umana, e fa capire che la tua rabbia ha una radice comune con la pietà.
non faccio fatica a capire le crisi altrui, a partire dalle mie, anche se per fortuna sto reagendo meglio di quanto credessi ad alcuni colpi.
spero che il mio pensiero ti sia di aiuto, anche a me capita di pensare alle nostre passate asprezze come qualcosa di più positivo che negativo.

4 pensieri riguardo “morire dal cielo. wp 216 – 30 giugno 2010 – 530

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...