gli smemorati di Bangkok. wp 195 [194] – 16 maggio 2010 – 469

wordpress domenica 16 maggio 2010 – 20:06

leggi qualche giornale italiano sui duri scontri che oppongono il governo ai rivoltosi thailandesi e, se non sei una enciclopedia vivente, non puoi capire niente.

del resto non pare che agli italiani come popolo quel che succede altrove interessi molto: vivono nel più bel paese paese del mondo, perché dovrebbero interessarsi agli altri?

il modo di informare italiano è emotivo ed acritico: oddio, ci sono dei morti, oddio il governo spara sui dimostranti!

ma chi sono i dimostranti e che cosa stanno facendo?

* * *

le camicie, questa volta rosse – altrove verdi, nere o brune, l’importante è che i sostenitori di una dittatura abbiano camicie tutte dello stesso colore -, sono i sostenitori di Thaksin Shinawatra, un ex-poliziotto arrichitosi smisuratamente con i telefonini e buttatosi nella vita politica nel 2002 con un nuovo partito, una specie di “Forza Thailandia”.

i dimostranti o camicie rosse sono quindi i protagonisti, manovrati dal sosia locale di Berlusconi, di una specie di marcia su Roma, a cui  il governo legale ha deciso di opporsi militarmente dopo avere trattato per settimane e avere anche raggiunto un accordo che evidentemente è saltato; e il re, peraltro vecchio e da tempo ricoverato in ospedale, ha lasciato al governo di opporsi al tentativo di abbatterlo con manifestazioni di piazza violente.

Bangkok 28 maggio 2007

mica può succedere sempre come il 28 ottobre 1922 in Italia che una monarchia complice sconfessi il governo legittimo e consegni il paese per vent’anni ad un dittatore da operetta.

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Thaksin è in tutto e per tutto uno dei signori del nuovo feudalesimo telematico che avanza: un signore dei soldi, della propaganda e della guerra, capace di farsi adorare da milioni di devoti a cui fa il lavaggio del cervello.

Thailandia vuol dire paese degli uomini liberi, ed un motivo ci sarà: ancora nel 2001 tentarono di arrestarlo e di bandirlo per 5 anni dalla vita politica, per via del conflitto di interessi, che in quel paese è una cosa seria, ma lui corruppe il tribunale e ne uscì, risultando vincitore alle elezioni.

fece una politica populista e demagogica, inasprendo la guerra civile contro i musulmani nelle regioni del sud di religione prevalente islamica e lanciò una «guerra alla droga» con licenza di uccidere per la polizia in tutto il paese: 6.000 morti.

Bangkok 28 maggio 2007

nel febbraio 2005 si ripresentò alle elezioni con uno straordinario apparato propagandistico e una campagna martellante sulla televisione, conseguendo quasi l’unanimità del libero voto degli elettori in quasi tutto il paese tranne che nel sud, da lui martirizzato, ovviamente:  e questo nonostante i diversi scandali per evasione fiscale, speculazioni spericolate e un conflitto di interessi devastante, che era riuscito a far sembrare assolutamente irrilevanti a un’opinione pubblica drogata.

ha mescolato i suoi affari, l’evasione fiscale e il saccheggio dello stato con la stessa faccia tosta del nostro capo del governo: legge ed ordine, ma solo per i poveri cristi; e la ricetta funziona; anzi, questo tipo di dittatori affascina proprio perché spregiudicato; ogni povero diavolo vorrebbe fare altrettanto, e intanto ai poveri diavoli vengono indicati dei poveracci peggio di loro da odiare e perseguitare.

la ricetta del potere populista è semplice, è l’odio: non credo l’abbiano studiata in qualche università, l’ha creata quel genio politico di Hitler; crea un nemico peggiore di te e il popolo adorerà il capo che lo fa sentire potente mentre lo sfrutta.

* * *

però l’elite ragionante del paese (intendo la Thailandia!) nel 2006 disse basta, aiutata anche da gigantesche dimostrazioni contro di lui: insomma Thaksin nel 2006 fu deposto da un colpo di stato militare mentre era negli Stati Uniti: gli vennero sequestrati quasi 2 miliardi di euro e contro di lui fu spiccato un mandato di arresto per evasione fiscale se fosse tornato nel paese; nel 2008 fu annunciato il suo ritiro dalla vita politica; dopo di che gli fu tolto il passaporto.

le successive elezioni non gli hanno consentito di ritornare al governo, ma di avere solo la maggioranza relativa; comunque tutti gli altri partiti si sono coalizzati pur di sbarrargli il passo e governavano senza scosse.

ma all’inizio di quest’anno la Corte Costituzionale ha confiscato a Thaksin metà del patrimonio  residuo (1 miliardo di euro) con l’accusa di essere entrato in politica per arricchirsi personalmente e allora lui è tornato all’attacco, ha rimandato nelle strade i suoi miliziani, per chiedere nuove elezioni da vincere di nuovo grazie all’apparato della propaganda.

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questa è la guerra che si combatte in Thailandia e che, a quanto capisco, Takshin sta fortunatamente perdendo.

una guerra in cui si abusa della parola democrazia, libere elezioni, volontà del popolo, per affermare una dittatura reale e sostanziale.

la democrazia non è una vuota forma, la democrazia è sostanza: solidarietà e non odio, divisione razionale dei poteri e non culto di un capo.

lunga vita al re, ai militari, ai giudici, al potere tradizionale della Thailandia, terra di uomini liberi, che ha il coraggio di combattere contro il “dittatore delle libertà”.

Bangkok 7 giugno 2007

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guerra nel mondo ai nuovi signori della guerra.

guerra metaforica, intendo.

ma purtroppo l’opposizione a loro non può essere pacifica, quando loro ricorrono alle armi e alla violenza; mica è piacevole dirlo, ma vi è una libertà più sostanziale che esige di usare la violenza per rispondere a chi attacca militarmente la democrazia e il governo legittimo di un paese per imporre la dittatura del consenso populista.

niente di strano, a questo punto, vero?, che in Italia circolino così poche informazioni sui veri termini della sanguinosa partita thailandese.

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Thaksin e la Thailandia, dove sono stato tre anni fa, sono un argomento a cui ho dedicato molti altri post, eccone alcuni:

bortografia-589

79-come-andra-a-finire

48-un-berlusconi-tira-laltro

peggio-che-tailandia-4674721

458_berlusconi_ha_vinto_le_elezioni~3483494

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