gli occhi strappati di Ipazia. wp 160 [159] – 29 aprile 2010 – 390

wordpress giovedì 29 aprile 2010 – 6:55

agora

non mi sento di dire che Agorà è propriamente un bel film: la sceneggiatura è spesso incoerente, molti personaggi hanno comportamenti incomprensibili e stupisce vedere un giovane schiavo come Davo che di volta in volta appare cristiano oppure no, e che, per essere un cristiano del V secolo, ha decisamente un comportamento sessuale troppo libero e un’ipocrisia talmente moderna da apparire piuttosto un relativista.

mi si potrebbe dire che tutto questo è voluto, e tuttavia non ci trovo spessore.

Amenábar, il regista (spagnolo), oscilla fra la tentazione di fare un colossal anti-integralistico, cioè antitalebano (e i talebani in questo caso sono i cristiani, perfino caratterizzati da impressionanti affinità fisiche con i talebani di oggi) e il fare non si sa bene che cosa, perché la psicologia nel film è elementare e il personaggio stesso di Ipazia poco più di una maschera simbolica del pensiero critico e della libertà femminile: che sono i due obiettivi della lotta mortale di ogni talebanismo per l’accecanento spirituale degli esseri umani.

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eppure questo film va visto, perché non ne trovo nessun altro nella sparuta storia del cinema anticristiano (ricordo soprattutto il più grande regista spagnolo di tutti i tempi, Bunuel, con Viridiana o La via lattea) che affronti con una simile coerenza il tema delle radici reali dell’affermazione finale del cristianesimo, mostrandolo come la presa scientifica del potere ad opera di un gruppo di fanatici ignoranti, che imposero un clima di integralistico terrore, facilitati anche dagli errori commessi dagli esponenti dell’antica cultura pagana al tempo della rovina dell’impero romano.

e in sostanza dimostra che una delle cause della fine di questo impero, oggetto ancora oggi di tanti dibattiti storici, è la vittoria del cristianesimo, il colpevole innominabile dell’omicidio della tolleranza religiosa che caratterizzava l’impero.

* * *

ovviamente so benissimo che definendo tollerante dal punto di vista religioso l’impero romano e intollerante e fanatico il cristianesimo nascente mi contrappongo alla visione dominante e che questa mia affermazione apparirà aberrante a chi si nutre di non verificati pregiudizi; eppure per l’osservatore storico imparziale le cose stanno proprio così.

i cristiani venivano combattuti e condannati, infatti, non per le loro convinzioni religiose, ma per le loro azioni terroristiche (l’incendio di Roma all’epoca di Nerone è apertamente rivendicato come giusta azione di guerriglia in nome di Dio in un passo impressionante dell’Apocalisse attribuita a Giovanni; la contemporanea guerra giudaica – nonostante le mistificazioni successive volta a nascondere le responsabilità dei seguaci di Jeshu – nasce quantomeno da quello stesso ambiente zelota nel quale si era sviluppata la predicazione messianica che aveva posto le premesse del cristianesimo) e la causa principale delle loro condanne era il rifiuto di riconoscere l’autorità politica dell’imperatore, per la pretesa che lo stato dovesse essere cristiano, non le loro convinzioni religiose soggettive.

prima ancora che un movimento religioso di libera opinione, il cristianesimo era stato infatti il movimento politico integralista volto ad abbattere l’impero plurireligioso e pluriculturale per sostituirlo col regno teocratico dei seguaci del nuovo dio unico: una visione “cattolica”, cioè a ben tradurre l’antica parola greca, “integralistica” del mondo.

bene, siccome presso la grande massa i cristiani sono ancora visti, invece, in base alla loro stessa propaganda, come i pacifici sostenitori della libertà di coscienza, e i romani come i crudeli persecutori che impedivano loro la venerazione pacifica del loro Dio, occorreva proprio un film che ricordasse in quale modo era avvenuta la concreta presa del potere nella principale metropoli del Mediterraneo orientale, Alessandria, che era anche la capitale culturale del mondo antico, ad opera delle milizie fanatiche cristiane dei monaci parabolani, e ci mostrasse ad esempio le persecuzioni degli ebrei cacciati a centinaia di migliaia dalla città che era stata la loro seconda capitale morale e la sede stessa della traduzione della bibbia ebraica in greco.

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quali delitti i santi cristiani avevano ferocemente compiuto per imporre la loro spietata dittatura distruggendo le opere dell’antichità, bruciando i libri e demolendo le biblioteche in nome di un feroce rifiuto del sapere che ci ricorda qualcuno di contemporaneo (il filo nero che scorre dal nazismo alla Lega) ed arrivando ad uccidere l’ultima grande protagonista del pensiero laico della tradizione greca, la mite ed innocente Ipazia, che in base ai suoi studi matematici sulle curve coniche era forse anche arrivata a comprendere – secondo l’ipotesi non del tutto documentata del film – che la terra non era il centro dell’universo, ma un satellite del Sole in un’orbita ellittica: attentato mortale al pensiero unico.

e la forza di questa rappresentazione dei cristiani del tempo come un gruppo non molto differente dagli odierni talebani è tale, anche quando appare grossolana nella realizzazione, che il film suscita delle autentiche emozioni e induce a riflessioni amare, forse riportandoci alle stesse sgomente interrogazioni sull’affermazione progressiva di atteggiamenti simili anche nel mondo di oggi, dove si prepara una analoga crisi del grande impero della civiltà globalizzata.

e il film ce li rivela per quello che erano e che sono, questi cristiani integralisti, in barba agli entusiasti che se ne fanno portavoce: sintomi di una crisi, aspetti della dissoluzione di una civiltà e di un ritorno alle barbarie, che non può che rendere felici coloro che già sono barbari e che vivono a disagio in una società civile.

* * *

i fatti narrati sono forse frutto di forzatura polemica?

i santi Ammonio, poi chiamato Taumasio, e Cirillo il vescovo, poi proclamato anche dottore della Chiesa, rappresentati come feroci scherani di sanguinarie milizie paramilitari cristiane, sono forse esagerazioni?

Oreste, vanamente innamorato di Ipazia, e divenuto prefetto della città, che viene aggredito e quasi ammazzato dai fanatici cristiani, nonostante si sia convertito al cristianesimo per poter esercitare il proprio mandato di capo della città, è un’invenzione?

l’Ipazia del film quanto ha a che fare con l’Ipazia della realtà storica?

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questa immagine qui sopra è ovviamente di fantasia, non abbiamo suoi ritratti antichi, ma tutto quello che sappiamo di lei ci viene rigorosamente rappresentato dal film, che è aderente alla realtà storica in modo scrupoloso come la relazione di uno studente di liceo, e si permette un’unica integrazione soggettiva, appunto il personaggio del giovane schiavo cristiano Davo, innamorato di Ipazia, non a caso – si capisce a questo punto – il personaggio più inconsistente ed improbabile del film.

ma quel che succede nel film è assolutamente incredibile, i cristiani sono troppo feroci, smentiscono nella maniera più clamorosa gli apparenti insegnamenti del cristianesimo stesso!

no, i cristiani massacratori del film sono più che fedeli al cuore del messaggio cristiano, che è l’identificazione della religione col potere politico in nome di un unico Dio assoluto che impone la sua volontà uniformatrice a tutti, e questo è il nucleo fondamentale e ancora attuale del cristianesimo: chissà quando ce ne renderemo davvero conto.

e sappiate, spettatori, che lo sceneggiatore si è distaccato dalla verità storica in un punto solo descrivendo la morte di Ipazia, lapidata in quanto donna studiosa, dagli antichi talebani cristiani, assolutamente identici ai musulmani talebani che oggi in Afghanistan cercano di avvelenare col loro gas nazista le bambine che studiano a scuola.

il regista non ha avuto cuore di raccontare fino in fondo che cosa successe ad Ipazia: mentre ancora agonizzava esalando gli ultimi respiri, dopo essere stata massacrata a pietrate dai monaci parabolani che l’avevano rapita, lei la prima della lunga serie di libere donne streghe che sarebbero poi state ammazzate nella storia dei secoli cristiani: le furono strappati a mani nude gli occhi, ed era ancora viva.

la più atroce delle metafore cristiane, questo volere togliere la vista alle donne, per poterla togliere agli esseri umani tutti.

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commenti:

ntuan 29 aprile 2010 alle 17:14
l’ho visto pure io.
… cosa sarebbe stato il mondo se non fosse nato Jeshu.
o se i suoi seguaci non avessero preso tanto il sopravvento creando “il mostro” religioso-ideologico.
e la ragione quale ragione assurda inspiegabile che crea ogni volta un grande mostro ideologico…?
mi ha lasciato questo umido di pensiero il film e la tua esegesi…

bortocal 29 aprile 2010 alle 18:01
il paradosso di Jeshu è che, predestinato fin dalla nascita e per diritto ereditario, ad essere il pretendente al nuovo trono di Israele che avrebbe dovuto instaurare la monarchia universale ebraica in alternativa all’impero romano, era soggettivamente portatore di uno spirito bizzarro e di un estroso amore per poveri, stranieri, donne e bambini, che lo rendevano per propria natura inadatto alla parte.
tanto che alla fine fu un militante particolarmente estremista dei suoi, Giuda Iscariota, cioè il Sicario, a consegnarlo ai romani.
non si sottolineerà mai abbastanza che i fanatici già presenti nel cristianesimo nascente dovettero liberarsi fisicamente di Jeshu per dare fondo al proprio fanatismo.
come credo di avere scoperto recentemente, il dibattito sulla lapidazione della donna adultera è l’ultimo episodio della vita pubblica di Jeshu prima della crocifissione, segna la sua sconfitta e lo vede abbandonato da tutti, anche dai suoi, uno dei quali subito dopo lo consegna al nemico, considerandolo irrecuperabile ai propri fini.

ntuan 29 aprile 2010 alle 18:41
mi viene da guardare ai simboli nati e assimilati da questa “resistenza” cristiana degli albori visibili e “vivi” oggi…
ma probablmente più deboli…
ma comunque con l’innata funzione moralizzatrice di sempre (cos’altro sono i vangeli sennò)
… e mi affascina l’idea di un mondo precristiano che viveva armonicamente ogni sua… identità, culturale, civica… comunque.

bortocal 29 aprile 2010 alle 19:02
realisticamente parlando non credo vada troppo idealizzato il mondo precristiano, che era fondamentalmente un mondo ancora barbarico.
c’è un dato che dà da pensare: che tutta la cultura classica è vissuta senza arrivare mai alla lettura puramente mentale dei testi, perché gli antichi potevano leggere solo ad alta voce e il primo essere umano capace di leggere senza parlare fu sant’AgostinoAmbrogio, di cui i contemporanei registrarono con stupore questa stranezza: ecco qualcosa che dice visivamente che cos’era questa barbarie antica.
quindi politeismo di popoli barbari, da poco usciti dalla “mente bicamerale”, cioè schizoide, piena delle voci degli dei, che erano stati per secoli un’esperienza reale, così bene descritta dagli antichi poemi.
ma quando gli dei smisero di parlare, come sgomenti dell’avanzata del nuovo Dio ultraterreno, anche gli uomini smisero di credere loro…

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lenin 2 Mag 2010 alle 20:56
mi è piaciuta la lettura del film che si fa in questa sede – sulla figura di Davo la mia opinione è addirittura coincidente – e di più mi ha colpito il commento sul talebanismo del Cristianesimo delle origini che, seppur ancora quasi interamente ignoto a noi contemporanei postmoderni, è assolutamente, tragicamente reale.
Il Cristianesimo paolino e postpaolino, dimenticate prestissimo le posizioni eterodosse del fondatore (ma non-fondatore, in realtà) Gesù, si affrettò, trovata la via dl potere, ad azzerare la cultura antica.
Quanta ragione ebbe, ed ha, Marx quando distingue tra struttura e sovrastruttura!
I talebani antichi e moderni hanno confuso, hanno voluto confondere, struttura e sovrastruttura, sovrapponendo alla struttura-società la sovrastruttura-religione.
Macchè libera chiesa in libero stato!
Il Dio unico è un Uno imparcellizzabile che non vuole, non deve, non può, ammettere altro da se stesso.
Grazie per questo spazio di riflessione

bortocal 2 Mag 2010 alle 21:53
grazie per questo commento lusinghiero.
come giustamente scrivi, Jeshu non fu il fondatore del cristianesimo, che del resto, inteso come messianismo, era nato addirittura prima di lui, cioè prima che lui venisse ad incarnare le attese degli ebrei integralisti della sua epoca e le profezie degli ultimi due secoli.
dopo di lui il Mediterraneo fu attraversato dallo scontro fra spirito ebraico monoteista autocratico e politeismo antico.
dire monoteismo e dire teocrazia è la stessa cosa: il germe del potere teocratico nato in terra ebraica si impadronì di un impero intero e contribuì a distruggerlo.

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Lorenzo 20 Mag 2010 alle 8:23
Si, anche a me è piaciuta la lettura del film, anche se il film stesso non mi ha completamente entusiasmato, capisco che su poche notizie relative, si è dovuto riempire i numerosi vuoti, con interpretazioni e provocazioni…
ma una cosa è certa, l’argomento serve per risvegliare le coscienze e non solo, in onore ad Ipazia, anche la ragione…
il contrasto culturale è evidente, e l’estremizzazione della stessa è plausibile, forte proprio di concetti che portavano a questo…
dopo tutto dopo i primi cento anni, il cristianesimo è diventato sempre di più un fatto di potere e si è allontanato dai principi fondamentali…
la riflessione che ho avuto in questi giorni è la forma dell’oscurantismo strisciante che ancora una vola si trova nella cultura…
è possibile mistificare la storia a seconda del nostro obiettivo di potere, e così l’inganno diventa la spada di tutte le battaglie, e sorge sempre di più un dubbio, ma la verità dove è, e come si trova…
nasce la diffidenza su ogni libro, e su ogni dottrina…
certo è che ci conduce tutto questo ad uno sforzo incredibile per renderci sempre di più soggettivi ed autonomi, ma è fatica incredibile e tormento nella lettura delle tracce…
Ipazia nel film secondo me è sviluppata in modo limitativo, manca la sua filosofia, la sua interpretazione della vita come fede, verso la conoscenza…
ma in ogni modo al di là della forma, i contenuti sono buoni, perché “muovono”

bortocal 3 giugno 2010 alle 20:03
vedo che concordiamo su tutte le linee di fondo, tuttavia vorrei marcare meglio la mia posizione su di un punto che non ci vede del tutto concordi: non credo affatto all’idea che il cristianesimo sia diventato un fatto di potere 100 anni dopo essere nato, credo che lo sia sempre stato.
a questa conclusione ci porta una rigorosa analisi storica delle origini storiche del movimento messianico del I sec. a. C., che ha prodotto assieme alla figura storica di Jeshu, indivuíduato come pretendente al trono ebraico in quanto legittimo discendente di Davide, la rivolta antiromana degli anni 70 d.C.
il cristianesimo è stato fin dalle origini una specie di talebanismo ebraico mirante alla “restaurazione” di una monarchia teocratica (molto simile all’idea del califfato mondiale di Osama oggi).
Jeshu come personaggio storico portò qualche elemento divergente dentro quel movimento, questo è vero – il che indusse l’ala più radicale del suo movimento, rappresentata da ma “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio!“, mi si potrà obiettare.
la frase non può certamente essere attribuita a Jeshu, che in quanto ebreo osservante non poteva nominare direttamente Dio, e si è formata chiaramente in una cultura di cristianesimo successivo oramai estraneo all’ambiente ebraico; poi forse aveva un significato ben diverso da quello che le diamo oggi, e di ben più radicale rifiuto stesso dell’economia monetaria romana.

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Antonio 22 giugno 2011 alle 11:06
Finalmente un argomento sul quale non andiamo molto d’accordo.
Anche se non è facile ribattere ad un argomento del genere, data la difficoltà di reperire elementi storici e quindi di sviluppare un dibattito obiettivo.
Però mi piacerebbe fare delle puntualizzazioni in attesa di una ricerca storica più approfondita che richiederà, gioco forza, molto tempo.
Innanzitutto la figura di Gesù e il messianesimo.
Il messianesimo non era esattamente una “corrente” per gli israeliti, l’attesa di un messia era un fatto sentito da tutto il popolo, un po’ per le condizioni politiche di sudditanza, un po’ per le scritture che ne prevedevano la venuta (Isaia 11,1-16).
E di presunti messia ce ne erano stati sia prima che dopo Gesù.
Il problema di base è cosa gli ebrei si aspettavano dal messia: è plausibile, date le premesse, che si aspettassero un uomo “forte”, un generale, un condottiero o un re.
Tale concezione del messia mette fuori strada anche Giovanni Battista che, nel vedere cosa fa Gesù (non organizza milizie o legioni, ma parla di tutt’altro) ad un certo punto si chiede se è veramente lui il messia (Vangelo di Matteo 11,2-6).
Quindi che Gesù sia attorniato da persone che sperano in un “golpe” e magari anche da fanatici direi che è un dato di fatto.
Ciò però non snatura affatto il suo messaggio, anzi ne da un valore diverso e, a mio avviso, più alto.
Passiamo al periodo dei primi cristiani e delle prime comunità.
Precisando subito che non va data un’immagine bucolica delle prime comunità ma neanche un’immagine di terroristi dediti alla guerra civile.
I primi cristiani, seppur convertiti, portavano con sé (come tutti gli uomini) il bagaglio dei propri vizi e delle proprie virtù, tanto che in più occasioni vengono rimproverati da apostoli e discepoli (si vedano le lettere di San Paolo) quando si creano le cosiddette “correnti” (sì, esistevano anche allora) e qualcuno utilizzava le assemblee per il proprio tornaconto.
In tutta la letteratura cattolica dei primi tempi, però, è opportuno precisare che le affermazioni, i consigli e le indicazioni fornite sono relative solo alla coerenza tra la vita dei cristiani e la propria fede.
Ne’ mi sembra che le prime comunità fossero così fanatiche, seguivano sostanzialmente il proprio credo.
L’episodio dell’incendio di Roma è stato molto dibattuto nella storia, tanto che gli attori del gesto sono ignoti.
Di certo Tacito (parliamo già di 50 anni dopo l’evento) racconta di voci che si rincorrevano e additavano l’imperatore dell’incendio.
Il quale colpevolizzò i cristiani ai quali Tacito non da’ colpe nell’incendio ma ne biasima la dottrina.
Svetonio poi accusa senza mezzi termini Nerone.
Non parliamo di storici ancora successivi.
I fatti certi di quell’incendio sono due, il primo: il focolaio fu identificato dagli storici e dagli archeologi presso la domus imperiale, sarebbe strano che in una sede del genere (immagino presidiata) i rappresentanti di una setta avessero mano libera per appiccare un incendio.
Il secondo: al 5-6° giorno furono appiccati altri incendi.
L’ipotesi di una mano “occulta” regge ma tra i candidati, non dimentichiamolo, oltre all’imperatore, c’erano anche rappresentanti dell’aristocrazia che mal digerivano le scelte imperiali.
Comunque attribuire il rogo di Roma ai cristiani è certamente una affermazione abbastanza arbitraria, storicamente parlando.
Non mi sorprenderei neanche della descrizione dei cristiani fatta dagli storici antichi: li vedevano decisamente con i loro parametri culturali.
Detto ciò è però vero che ad un certo punto la chiesa sia diventata intollerante.
Nel IV-V secolo d.C. accade qualcosa di molto negativo i cui riflessi si vedono tuttora.
Con il disfacimento dell’impero alle porte e la relativa situazione di insicurezza generalizzata, la chiesa cresce.
Questa crescita porta a due fattori concomitanti che portano all’istituzione di un centro di potere molto forte che di fatto ingloba (praticamente tutti gli aristocratici del senato romano passano al collegio dei cardinali) le strutture dell’impero e impone il proprio potere.
A questo punto comincia la visione e l’organizzazione istituzionale della Chiesa.
Comincia male perché entrano nei punti di responsabilità personaggi che con la fede non hanno nulla a che vedere.
Comincia male, perché la Chiesa lascia il messaggio evangelico, utilizzato solo da paravento per coprire un’attività di potere anche spietata.
Comincia male perché si allontana da Gesù.
A fronte della storia è comprensibile che molte persone non vogliano più sentire parlare di Chiesa.
Gli errori dovuti alla forte tentazione del potere sono sotto gli occhi di tutti, ma il messaggio evangelico a mio avviso va oltre ed è proprio il Vangelo la via che i cristiani seguono (o almeno dovrebbero) e che devono utilizzare come cartina di tornasole per giudicare la propria chiesa ed eventualmente migliorarla, se possibile.

bortocal 22 giugno 2011 alle 21:55
beh, avere qualcosa di cui discutere da punti di vista differenti è quanto di meglio possa succedere, dato che è molto meglio ricevere critiche intelligenti che consensi intelligenti: le prime fanno crescere più dei secondi.
le radici del nostro dissenso sono inevitabili e conseguenti, e dipendono strettamente dal fatto di avere o non avere fede: l’affermazione della resurrezione dai morti di Jeshu è per me la prova provata che i vangeli non sono un testo storico, ma leggendario; per chi ha fede non può essere così.
ma su questo dissenso c’è poco da discutere.
gli anni del blog sono stati per me gli anni in cui ho ripreso, studiato (anche se non con metodo del tutto rigoroso professionalmente) e sistematizzato le mie riflessioni sull’origine del cristianesimo; ce n’è qualche ultima traccia su questo blog nella pagina apposita, ma sulla vecchia piattaforma di blogs.it ce ne è una documentazione amplissima, che non ho avuto tempo di riorganizzare; aggiungi che il mio campo di specializzazione universitaria è stato filologia classica, quindi ero in passato un addetto ai lavori, anche se non ho esercitato per decenni, facendo poi altro lavoro.
per una ricerca storica sul cristianesimo occorre comunque partire dalle fonti non cristiane: dicono molto di meno, ma quello che dicono è molto più attendibile.
il primo studio organico del cristianesimo da un punto di vista laico è il “Discorso sulla verità” (il titolo viene tradotto anche come “Discorso vero”) di Celso, probabilmente del 179 d. C., che ci dà una testimonianza preziosa sul fatto che, almeno fino al suo tempo, i testi cristiani erano continuamente manomessi, corretti e rifatti.
ma l’abitudine proseguì: l’ultima parte del Vangelo secondo Marco compare nei codici solo nel IV secolo.
i pochi frammenti rimasti della prima opera storica cristiana, quella di Papia di Gerapoli, morto nella prima metà del secondo secolo, dimostrano che Papia non conosceva il Vangelo secondo Luca, gli Atti degli Apostoli, le Lettere di san Paolo, e leggeva il Vangelo secondo Matteo in un testo radicalmente diverso dall’attuale.
conosceva invece le raccolte di detti di Jeshu di Filippo e di Giuda il fratello gemello (noto come Tommaso, che significa in ebraico appunto “fratello gemello”), che sono considerati apocrifi, furono proibiti nel IV secolo con la condanna a morte di chi li conservasse e sono stati fortunosamente riscoperti solo nel 1947, ma hanno un nucleo originale più autentico di quelli che noi oggi consideriamo veritieri.
entrambi ignorano completamente il mito della resurrezione di Jeshu, che si è formato non prima di un secolo dopo la sua morte, e probabilmente in stretto rapporto con le religioni misteriche che promettevano l’immortalità, con cui il cristianesimo era entrato in conflitto.
certo, la commistione fra politica e religione non è entrata nel cristianesimo dopo Jeshu, ma prima; per inciso la nascita del messianismo ebraico (il “cristianesimo”, come si rende in greco la parola messianismo) precede e produce Jeshu e non ne è affatto il prodotto; Jeshu, per i seguaci di Giuda il Galileo, è già messia ancor prima di nascere.
sul carattere militante del messianismo radicale, “galileo”, cui apparteneva anche Jeshu, e che era stato fondato da Giuda il Galielo, di cui Jeshu era probabilmente il figlio clandestino, fatto riconoscere a un altro seguace, Giuseppe, per disperdere le tracce, ci sono pochi dubbi: basta guardare ai soprannomi dei suoi seguaci, che sono tipicamente “zeloti”.
del resto Giuseppe Flavio che traccia la storia della Palestina dei tempi di Jeshu e scrive attorno al 90 d. C. non sa nulla di cristiani, conosce solo i zeloti, cioè i guerriglieri integralisti che si battevano per la restaurazione del regno di Dio (o dei cieli, come si diceva in ebraico per il divieto di nominare dio direttamente), e i tratti in comune con i primi cristiani sono notevoli.
la connessione va poi probabilmente stabilita con i rotoli del Mar Morto e col maestro di giustizia di cui in essi si parla, ucciso (senza resurrezione) dai nemici della vera fede.
leggi il cap. 18 dell’Apocalisse, indubbiamente il testo più antico fra quelli contenuti nel nuovo testamento canonico (pur se a sua volta manomesso in seguito come gli altri): quel che trovi lì è un vero e proprio comunicato politico guerrigliero che rivendica l’incendio di Roma sotto Nerone e dichiara guerra a Roma.
si tratta della dichiarazione che precede immediatamente la guerra giudaica, che fu guidata dal generale Lazzaro figlio di Jairo, che è da identificare direi al 99% nel discepolo prediletto e amato da Jeshu (in un frammento ora cancellato del Vangelo secondo Marco, citato in una lettera del II secolo recentemente scoperta e poi fatta sparire, si parla di una notte che Jeshu e Lazzaro trascorrono “nudo con nudo”, probabilmente per un rito iniziatico che doveva garantire l’immortalità).
in quella guerra fu proclamato re Menahim, dichiarato figlio, ma – per motivi cronologici e per un possibile errore di trascrizione – probabilmente nipote di Giuda il Galileo, cioè possibile figlio di Jeshu e in quanto tale legittimo pretendente al trono di Davide, la cui legittima attribuzione a Jeshu dipendeva prima di tutto dalla pretesa continuità dinastica puntigliosamente dimostrata in due dei vangeli che abbiamo tuttora.
sappiamo che l’imperatore Traiano, per venire a capo del messianismo, aveva fatto ricercare i discendenti di Giuda il gemello (di Jeshu), ovviamente, che dopo la morte del figlio di Jeshu subentravano regolarmente come pretendenti al trono.
di tutto ciò la tradizione cristiana ufficiale ha freneticamente cancellato le tracce; rimane tuttavia ambivalente la figura di Jeshu, di cui è difficile dire qualcosa di preciso, dato che la sua missione pubblica durò pochi mesi, ma che sembra chiaramente prevedere una lettura meno militante di quella dei suoi seguaci, tale da costituire un momento di forte imbarazzo per l’ala più radicale.
e tuttavia, la preghiera di Jeshu che noi oggi chiamiamo “padre nostro” è chiaramente un canto guerrigliero, il “prossimo tuo” è una traduzione buonista del “compagno di lotta” e il nemico nelle cui mani non si deve cadere è l’odiato romano.
Matteo 8, 28 ss. e Luca 8 26 ss contengono un relitto di un episodio di guerriglia a Gerasa che spaventa gli abitanti per paura della rappresaglia romana e vede come protagonista diretto Jeshu: per smascherarlo basta sapere che nel testo originario si parla non di “branco di porci”, ma di “legione di porci”.
beh, ecco un bigino dei risultati delle mie ricerche (chiaramente opinabilissime, tanto più in una esposizione così sintetica); ovviamente alcune tesi particolari sono esclusivamente mie, ma questa lettura delle origini del fenomeno cristiano è oggi ampiamente diffusa in storici non accademici, ampiamente ignorati in Italia, ma non all’estero.
ciao. – non mi aspetto repliche per mia questa accozzaglia frettolosa di informazioni discutibili.

Antonio 23 giugno 2011 alle 14:12
Ciao.
Tanto per discutere un altro po’ (e sperando di non voler essere saccente), è innanzitutto chiaro che l’affermazione di base è fuori dall’oggetto della discussione, infatti se paradossalmente potessimo dimostrare che nel cristianesimo tutto è buono e perfetto, resta il fatto di base che il credere alla resurrezione di un uomo è un’operazione comunque non razionale e senza fondamenti scientifici.
La scelta di fede è questa, potrebbe essere interessante in futuro confrontarsi sulla “molla” che spinge ad una scelta simile, ma su questo non basta un post.
Sul messianismo mi pare di capire che concordiamo: il messianismo precede Gesù di diversi secoli.
Sulla redazione dei Vangeli, sono d’accordo che la stesura è arrivata abbastanza tardi, ma è da considerare il fatto che la tradizione orale, all’epoca, era preponderante.
I Vangeli, come anche gli altri scritti neotestamentari sono certamente stati scritti in epoca successiva al I secolo (utilizzando comunque un codice di base (matteo), mentre i più recenti scritti con quelli giovannei – apocalisse e vangelo),
con le date concordo abbastanza con te, ma ciò non toglie verità storica agli stessi, anche perché molti altri testi storici dell’antichità sono stati scritti dopo decenni, se non secoli dopo una lunga trasmissione orale dei fatti,
all’epoca era così e la cosa non ci sorprende affatto.
Tuttalpiù ciò che normalmente si fa è una verifica attenta delle fonti.
Anche incrociando con altre fonti, come giustamente affermi.
A me risulta che in effetti Tacito, vissuto a cavallo del I secolo d.C. conoscesse così bene i cristiani che li accusava di “nefandezze”, lo stesso Giuseppe Flavio, che citi, dimostra invece di conoscerlo nella sua celebre “testimonium flavianum” (e qui occorre però un approfondimento, perché il testo più fedele all’originale del quale possiamo disporre è un testo arabo anche se su questo mi devo fidare delle fonti, un po’ perché non conosco l’arabo un po’ perché in passato ho letto solo commenti ma mai l’originale, magari tradotto in inglese).
Ovviamente il testo latino non garantisce la perfetta fedeltà a causa dei possibili “ritocchi” degli amanuensi.
Sul fatto poi che questi autori parlino di terroristi e assimilino i cristiani agli zeloti, questo ci può anche stare: gli storici certamente non andavano a controllare le miserie di un popolo e per loro chi con la parola combatteva il potere era da considerare alla stregua di chi prendeva le armi (oggi non mi pare che le cose siano cambiate tanto, no?).
Inoltre il concetto di resurrezione è chiaramente assente dai documenti degli storici, anche perché nessuno degli storici è andato a vedere in cosa credevano questi cristiani: per loro erano soltanto una setta, e anche qui ci può stare: pensa se uno storico parlava di resurrezione, lo prendevano per pazzo.
infine il capitolo 18 dell’Apocalisse non mi pare proprio una rivendicazione terroristica.
E’ ovviamente scritto abbastanza in linea con il resto del libro, da’ immagini forti ma mi pare un po’ una forzatura parlare di rivendicazione dell’incendio di Roma.
Non conosco i frammenti di Matteo e Marco, ma devo dire che, almeno per me, la mancanza di conoscenza dell’aramaico e della completa conoscenza dei ritrovamenti originali, comporta il fatto di dover aver fiducia nelle traduzioni “ufficiali” degli studiosi (di entrambe le parti).
Come dicevo nel primo intervento l’argomento è certamente intrigante ma occorrerebbe lavorarci a tempo pieno e avere le conoscenze giuste.
Comunque non riesco mai a spiegarmi perché i commenti ai tuoi post sono sempre più lunghi e articolati dei post che riesco a scrivere sul mio blog
😉 .

bortocal 24 giugno 2011 alle 21:39
tranquillo, nel mio blog non è accolto altro saccente che me! 🙂
e poi non ti trovo affatto saccente, tutt’altro.
ora proverò a circoscrivere la discussione ai punti di dissenso.
1. se i vangeli che abbiamo oggi sono stati scritti fondandosi sulla tradizione orale circa un secolo dopo i fatti, tutto quello che sappiamo sulla tradizione orale ci dice che il loro valore è quasi nullo già in condizioni normali.
(mi sono occupato di storia orale nel periodo in cui lavoravo in una Fondazione di storia contemporanea a Brescia e so quanto è problematica già in condizioni normali, e come solo i testimoni diretti siano, parzialmente, attendibili, considerando quanto soggettiva sia la memoria stessa dei protagonisti)
2. aggiungi che nel frattempo,
a) i seguaci di Jeshu furono perseguitati e in larga parte uccisi come dissidenti dagli ebrei stessi;
b) una spaventosa guerra in Palestina portò alla distruzione quasi totale degli abitanti e alla dispersione quasi totale prima e totale dopo l’ultima rivolta del 135 dei superstiti nel resto del Mediterraneo;
c) questa tradizione orale era diventata funzionale ad una ridefinizione del messianismo cristiano per salvarlo dalle persecuzioni imperiali (che del resto riguardavano esclusivamente il rifiuto dei cristiani di riconoscere il legittimo potere dell’imperatore) e non erano dovute a intolleranza religiosa);
d) infine le tradizioni orali si sovrapposero e contrapposero per le fortissime polemiche interne che fin dall’inizio devastarono il cristianesimo, e quindi furono deformate e trasformate in clima di forte fanatismo ideologico, a seconda degli scopi del momento.
in particolare i testi cristiani che abbiamo oggi sono funzionali a una ridefinizione radicale dei valori del movimento dopo la sconfitta definitiva dell’insurrezionalismo ebraico del 135, probabilmente, e la versione pacifista della predicazione di Jeshu, non univoca nella stessa tradizione cristiana, serviva a ridefinire gli scopi del movimento.
3. del resto le tradizioni non erano solamente orali, per fortuna: I detti di Jeshu di suo fratello gemello Giuda, ad esempio (pur se a loro volta manomessi in seguito) riportano alla più antica e fedele testimonianza scritta della predicazione di Jeshu; una lettura priva di preconcetti non lascia nessun dubbio (ad esempio a me) che ci si trova di fronte alla forma originaria di molti concetti che si ritrovano deformati nei vangeli successivi: si veda soltanto le tre “beatitudini” che si trasformarono in seguito in un vero e proprio “discorso delle beatitudini” attraverso un processo di arricchimento successivo.
lo stesso dicasi del Vangelo di Filippo, che documenta che Jeshu conferiva valore di atto sacro alla “camera nuziale” (me ne sono occupato in una lunga serie di post l’anno scorso).
4. dei vangeli canonici il Vangelo secondo Giovanni è quello rimaneggiato più a fondo da un teologo del II secolo, che era probabilmente il Giovanni il Presbitero che era stato maestro di Papia, vissuto e morto a Efeso e in seguito confuso con Giovanni l’Evangelista.
ma il nucleo di questo vangelo (che ho cercato audacemente di distinguere dal resto a suo tempo) è certamente la più antica ed autentica raccolta di testimonianze orali su Jeshu, le uniche di testimoni diretti, come del resto racconta una antica cronaca sulla sua formazione.
tutto diventa chiaro in questo vangelo, che è l’unico a dirci, ad esempio, che Jeshu fu crocifisso di giovedì, alla vigilia di una Pasqua che cadeva di venerdì (anno 30) e dunque era un sabath, come il sabath settimanale che seguì al primo – concetto ignoto ai confusissimi redattori successivi, se si scopre che esso è la raccolta in ordine non rigorosamente cronologico di alcune testimoninaze dirette su Jeshu, con parziale ripetizione di episodi diversi secondo ottiche diverse, così che i fatti, letti per errore successivamente come cronaca consequenziale, hanno portato alla falsa dilatazione su tre anni di una “missione pubblica” che invece anche per questo “Vangelo secondo i discepoli” è durata pochi mesi soltanto.
5. sul Testimonium Flavianum, pare che sia stata scoperta di recente in Arabia una versione – del testo di Giuseppe Flavio – priva di rimaneggiamenti cristiani; non so se parli proprio di questa, tuttora non divulgata e che attendo con enorme impazienza; mi auguro che sia così e in questo caso ti chiedo informazioni ulteriori.
(però, occorre pur dire che la guerra ebraica fu l’ultimo esito del messianismo cristiano ebraico, Giuseppe Flavio stesso, capo militare della rivolta, era “cristiano”, cioè messianista).
6. la resurrezione nella cultura romana del tempo del cristianesimo era ammessa, perché era un dato comune al cristianesimo come ad altre religioni; i romani non avevano difficoltà ad accettarla; Festo che ho già citato ammette serenamente le capacità taumaturgiche di Jeshu, mica diverse da quelle che si attribuivano a Plotino oppure ai neopitagorici;
il problema non stava qui, ma nel fatto che i cristiani, rifiutando di riconoscere l’autorità dell’impero e pretendendo di sostituirlo con un potere che obbedisse a Dio, cioè a loro (in questo non diversi dai talebani islamici di oggi) lo indebolivano nel momento in cui entrava in crisi anche per altri motivi: non solo le invasioni dei barbari, ma una grave crisi climatica, che determinava quelle invasioni.
come mai riusciamo a scrivere entrambi a lungo su questi argomenti? beh, questa è una buona notizia sia per me sia per te: direi che la funzione principale di un blog, che è quella di promuovere scambi di idee e confronti che arricchiscono entrambi nel nostro caso funziona!
7. sull’apocalisse e l’incendio di Roma del 65, fammi citare qua e là.
18,6: Trattatela come ha trattato gli altri e rendetele il doppio
18,8: e sarà consumata dal fuoco, perché potente è il Signore che l’ha giudicata
18, 9: I re della terra, che con lei fornicarono e presero parte al suo lusso insolente, quando vedranno il fumo del suo incendio piangeranno.
18,18 e 20: e mirando il luogo del suo incendio esclamavano (…): O cielo, esulta sopra di lei!

se questa non è rivendicazione in nome di Dio, che cos’è?
la data esatta dell’incendio si ricava dalle allusioni al sesto imperatore regnante (Nerone, a partire da Cesare), il settimo è Ottone (che regnerà per poco tempo: siamo nell’anno 68, detto dei quattro imperatori, la guerra ebraica è già iniziata e il legame diretto tra il cristianesimo e questa guerra è testimoniato anche da questo testo – sempre secondo me, ovviamente)

. . .

Antonio 3 marzo 2012 alle 17:25
Mi chiedo se il critico abbia visto o capito lo spirito del film!
Lo schiavo Davo disinvolto sessualmente?
Ma dove? In quale scena?
Amenabar sapeva bene cosa voleva mostrare nel suo film.
E’ il critico che non è arrivato a capirlo.

bortocal 10 marzo 2012 alle 7:03
mi chiedo prima di tutto se il commentatore sappia scrivere in italiano.
non sono un critico, sono un blogger, il mio blog non è specialistico, e scrivo di quel che mi pare interessante di volta in volta.
non ho certamente visto lo spirito del film; a differenza forse del commentatore di solito non vedo gli spiriti.
credo però di avere capito bene lo spirito del film: se il commentatore pensa di no, provi a spiegare meglio perché.
sì, credo che l’atteggiamento, peraltro incoerente per debolezza di sceneggiatura, che ha Davo rispetto all’amore, non corrisponda ai comportamenti possibili di un cristiano integralista del quinto secolo, a meno che non fossero già allora così ipocriti come molti dei moderni; la stessa impressione mia l’ha avuta un altro commentatore.
che cosa voleva mostrare nel suo film Amenabar? io credo di averlo capito; però non ho capito l’opinione di questo commentatore.
al quale dico: mio caro, anche quella del commento è un’arte, e prima di andare a commentare senza arte né parte, un poco di umiltà e mettersi a studiare come si fa a scrivere bene.

. . .

Frà 4 agosto 2015 alle 23:43
Sono generalmente d’accordo sulla recensione di questo film.
La regia è accademica, a volte sembra voler arrivare a un punto soggettivamente interessante, ma si ferma subito… non rischia preferendo arrestarsi sulla narrazione elementare.
Gli attori sono bravini ma, idem come sopra, svolgono il compitino senza osare nulla di più.
Quel che senza dubbio dà valore alla pellicola è il tema trattato e il coraggio dimostrato nel farlo.
Come già accaduto nel tecnicamente pessimo “il mercante di pietre”, il regista mostra coraggio schierandosi abbastanza chiaramente contro gli “intoccabili” e lo fa con buon gusto, senza dar sfogo ad un astio che avrebbe compromesso la riuscita del film ma non tralasciando di prendere una posizione chiara e scomoda.

bortocal 5 agosto 2015 alle 5:56
aono contento che, dopo tanto tempo, questo post susciti ancora dei commenti e in particolare che questo ultimo sia positivo, rispetto a qualche dissenso raccolto.
Il mercante di pietre, che citi (e che io non ho visto), non e` pero` dello stesso regista.
leggendone la trama su wikipedia vedo che condivide con questo film la stessa incapacita` culturale di capire che l’amore e` un comportamento culturale tipico della moderna civilta` occidentale e non un assoluto che apparterrebbe ad una pretesa natura umana universale.

. . .

Adonay Ariza 20 giugno 2017 alle 14:50
Upstairs recensione del film Agora cerca di “proteggere” oppure “nascondere” una verità storica: i cristiani dopo l’editto di Teodosio, anno 391, sono stati “orientati” a distruggere o al meno trasformare i templi cosiddetti “pagani” in centri d’incontro cristiano.
Chiaramente si vede che chi ha scritto decisamente vuole difendere l’indifendibile: un certo buonismo dei cristiani che in realtà non esisteva.

bortocal 20 giugno 2017 alle 16:58
penso che tu ti riferisca a questa: http://www.familycinematv.it/node/93, e sono d’accordo con te.
non parlo del giudizio critico sul film dal punto di vista artistico, che ci puo` anche stare.
parlo invece del definire anti-cattolico un film soltanto perche` illustra la verita` storica dell’affermazione del cristianesimo come religione di stato, il cuore stesso del cattolicesimo che ha stravolto il cristianesimo e la cultura europea, almeno fino a Lutero.

Un pensiero riguardo “gli occhi strappati di Ipazia. wp 160 [159] – 29 aprile 2010 – 390

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