Busi, Lagioia e l’Italia dei neo-analfabeti. wp 108 – 28 marzo 2010 – 276

wordpress domenica 28 marzo 2010 – 20:59

è raro trovare sui quotidiani italiani qualcosa che faccia pensare in profondità; una volta avevo un blog dove annotavo, assieme ad un paio di amici, gli articoli più belli; l’esperienza si è conclusa, ma in tempi di internet, dove l’operazione è diventata così facile, mi sento di consigliarla a tutti, e qui mi appunto alcuni passaggi salienti di un articolo di Nicola Lagioia sul Riformista, che è davvero illuminante.

l’articolo è dedicato ad Aldo Busi, “una vittima dell’anticultura pop, che oggi minaccia la democrazia” e si intitola “La crociata di Busi contro l’Italia dei neo-analfabeti”.

lo spunto è dato, ahimè, dalla recente fuga di Busi dall’Isola dei Famosi, e dalla successiva decisione della RAI “di bandire da ogni trasmissione delle proprie reti l’autore di Seminario sulla gioventù e di quell’altra trentina di libri che dovrebbero al contrario rappresentare un salvacondotto privilegiato per l’accesso al dibattito pubblico”.

decisione emersa “dalle acquasantiere della Rai” “unendo destra e sinistra nell’unica perversione incoraggiata bipartisan, e cioè l’incesto tra potere e ipocrisia”.

ed è definitiva.

e, a proposito di ipocrisia, Santoro, che è riuscito a mobilitare milioni di italiani attorno al falso obiettivo della lotta contro la censura ad Annozero per un mese, si è guardato bene dal coinvolgere Busi nella serata o semplicemente dal dedicargli anche solo un accenno.

perché sull’esilio di Busi, uno dei maggiori intellettuali viventi, destra e cosiddetta sinistra sono d’accordo, e dunque nessuno fiata, neppure sui blog: silenzio e ciccia, tanto anche i blogger di sinistra sono di solito altrettanto eterodiretti di quelli di destra e quasi altrettanto incapaci di ragionare con la loro testa.

giustamente Lagioia scrive:
solo “la cecità dei censori ha visto offese al Papa e al Presidente del consiglio” nella “sparata” di Busi.

in poche parole siano arrivati ad una censura mai vista, quella in cui si tratta non di difendere il pubblico, censurando, da quello che un autore dice, ma da quello che il pubblico potrebbe pensare che dice, dato che non lo capisce.

l’episodio è “capace di rivelarci a che punto è la notte del vero scontro di civiltà in atto da tre lustri in Italia”.

infatti “due opposte specie antropologiche si contendono il dominio della penisola.
Non cristiani contro mussulmani e non toghe rosse contro partiti dell’amore.
Ma coloro che affidano i propri argomenti alla corretta articolazione del linguaggio, al sillogismo, persino al paradosso – che del linguaggio è una delle possibili declinazioni – partendo dalla convinzione che un patrimonio condiviso esista.
E quelli che al contrario usano le parole come altrettante onomatopee dell’anima, e cioè abbandonando nell’indistinto oceano della cieca, bruta e in fin dei conti violenta emozionalità (…) gli istinti
(…).
Si tratta, insomma, degli analfabeti di ritorno.

in fondo Busi al reality è stato la cavia di un esperimento:

cosa succede se in una vasca di individui pre (o post) linguistici viene immerso il pesce sempre più fuor d’acqua di un alfabeta?

sinceramente io lo so già: ci sono passato nell’altro blog, quello che ho lasciato, vasca dove sguazzano ancora autentici piranha incapaci di articolare discorso, ma anche solo di capirlo, ma non incapaci di emettere suoni poco più che gutturali in forma apparente di parole, per “indignarsi”.

sono coloro che “si indignano” di fronte ad ogni discorso critico per il semplice fatto che è critico e quindi si stacca dai luoghi comuni; sorprendentemente si scopre nei blog poi che sono prevalentemente insegnanti: cosa da far venire i brividi sulla scuola italiana, se non ci fossero già gli studi internazionale a dire che oggi la scuola italiana è una fabbrica di ignoranza, cioè una succursale decentrata della televisione.

* * *

Lunedì scorso Giovanni Sartori, partendo dai dati di Tullio De Mauro, ha lanciato l’allarme sulla prima pagina del Corriere della Sera:
settanta italiani su cento sono analfabeti totali o di ritorno.
Si tratta di una minaccia per la democrazia.
Come posso partecipare alla vita pubblica se non ho i mezzi per farlo?
Come faccio a capire se le lusinghe di un governante nascondono la circonvenzione di (me) incapace?
Come faccio a persuadermi che esercitare diritti e compiere doveri ripaga, sulla lunga distanza, molto più che artigliare un privilegio?
E soprattutto: che speranze ho di uscire da questo stato di minorità se sono proprio le istituzioni a incoraggiarlo?
E quale istituzione è riconosciuta come tale dagli italiani più di una prima serata su una tv generalista?

* * *

Ecco. Basta andare su YouTube e rivedersi una delle liti tra Busi e gli altri naufraghi consumate nelle scorse settimane.
Busi sarà pure indisponente e rompiscatole, ma polemizza con il prossimo cavalcando opinioni che a propria volta cavalcano ragionamenti normalmente (sarebbe bello dire: ovviamente) linguistici.
Il che provoca un effetto da incubo: gli altri, semplicemente, non lo capiscono.

Busi “attacca Roberto Fiacchini, figlio adottivo di Renato Zero, perché si presenta sull’isola indossando una maglietta con su stampato il faccione del cantante, colpevole secondo Busi di aver tradito la causa degli omosessuali sull’altare della commercializzazione di sé, di cui la maglietta sul cartellone pubblicitario vivente dell’adottato sarebbe tra l’altro una prova?
Bene, Fiacchini e gli altri naufraghi non rintuzzano Busi sull’argomento sollevato ma, trasformato nella loro testa il ragionamento in qualcosa di pre-linguistico e nudamente quanto pericolosamente viscerale
.

(si sta criticando un padre al cospetto di figlio, dunque si stanno insultando gli stessi concetti di paternità e amor filiale!)

si scagliano su Busi sulla base di una tautologica e indimostrata superiorità dei diritti di sangue (Gott mit uns) sollevandosi in un coro indistinto di:
«Sei matto!
Sei ignorante!
Ma che stai a di’!
Quello è er padre!
Er padre è er padre e nun lo tocchi!»

* * *

E ancora. Busi, tra un cazzeggio e l’altro, parla dei libri che ha letto?
Ecco un naufrago che, indispettito, gli si fa incontro e, spalleggiato dagli altri, si esprime più o meno in questo modo:
«Tu te credi d’esse più accurturato de me, ma magari invece sei più ignorante.
Per esempio… è vero che io nun so chi è er presidente de la Repubblica e der Consiglio, ma tu nun sai chi è Totti e come funziona er fuorigioco… come vedi siamo pari».

non sospettando che ignorare l’identità di Francesco Totti non crea mutilazioni al nostro status di cittadini di una democrazia a suffragio universale, ma non sapere chi è il presidente della Repubblica o del Consiglio invece sì.

* * *

Stessa cosa, quando, la settimana scorsa, collegato con gli studi di Rai Due, Busi ha annunciato di abbandonare l’isola e ha poi osato criticare la Chiesa e Berlusconi.
Bastava osservare la faccia di Simona Ventura mentre Busi esponeva le sue ragioni per comprendere che la conduttrice faticava a capire che cosa stava dicendo lo scrittore

(o al massimo fingeva di far fatica, al fine di solidarizzare, anche sul piano fisiognomico, con il presunto analfabetismo del telespettatore medio).

Uno dei rimproveri più frequenti della Ventura quando i ragionamenti dello scrittore lambivano le colonne d’Ercole della terza subordinata di fila era infatti:
«Aldo, se parli così non ti capiscono!».
E quando la conduttrice ha tentato di far tornare lo scrittore sui suoi passi
(«ripensaci! se te ne vai non potrai più esprimere le tue idee»),
all’ovvia risposta di Busi
(«chi vuole conoscere le mie idee, basta che prenda un mio libro in libreria»)
ha reagito con uno sguardo smarrito, da cui ne ho tratto che l’unico contesto di confronto ormai possibile è per lei quello sublinguistico della tv generalista.

* * *

Ma il vero disastro democratico si è avuto il giorno dopo, con la scomunica di Busi disposta dai vertici Rai.
Anche qui, tutto è partito non da un ragionamento, ma dal terrore istintivo che ogni istituzione del nostro paese prova quando la parola “papa” è pronunciata in un contesto lontano da quello agiografico.
Di fatto, si è punito in questo modo un reato d’opinione.
Analizzando razionalmente (linguisticamente) l’invettiva di Busi, lo scrittore infatti si è limitato a:
1) Muovere a Berlusconi una critica sulle tasse, il che oltre a essere legittimo è ben poco rispetto alle critiche mosse ogni giorno al premier dai suoi detrattori;
2) Stigmatizzare l’ostilità verso gli omosessuali più volte dimostrata dalla Chiesa, e dunque l’omofobia che sarebbe difficile dimostrare essere aliena al Vaticano, omofobia che il Papa, in quanto capo della Chiesa, non avrebbe contrastato.
Omofobia che infine – e qui la coda del ragionamento di Busi deve aver fatto tremare i polsi dei censori – è spesso l’anticamera delle perversioni sessuali.
Ora, d’accordo o no che siamo con Busi: che cosa stiamo fronteggiando, se non un’opinione il cui diritto d’espressione dovrebbe essere garantito?
E invece (ancora una volta) le istituzioni televisive hanno reagito alle sue parole in modo irrazionale e sub-linguistico.
E cioè (…) come il cardinal Bagnasco e il cardinal Bertone, anziché salutare la scoperta (…) dei casi di pedofilia esplosi ultimamente in mezzo mondo cattolico come una manna dal cielo e un’occasione di rinnovamento all’interno della Chiesa, hanno preferito agitare l’ipotesi del complotto e precisare che i preti pedofili sono una minoranza rispetto a tutti i preti (il che mi sembra ovvio).
Quando invece la ragione imporrebbe di dire che, se i preti pedofili sono percentualmente più dei pediatri pedofili o degli architetti pedofili, allora si può e si deve evidentemente parlare di un’emergenza pedofilia all’interno della Chiesa, il che non può non scuotere la fiducia dei fedeli.

* * *

Ma forse il vero reato di Busi (…) è stato parlare di politica e religione non da Santoro o nel salotto di Fabio Fazio ma, direttamente, nella fabbrica di circenses e intrattenimento che alimenta – legittimandolo – l’analfabetismo di ritorno dell’italiano medio e normalmente votante (…).
È questo che il potere oggi non tollera, e ogni italiano che abbia a cuore le conquiste della democrazia da sessant’anni a questa parte dovrebbe esserne scandalizzato.

* * *

italiani che abbiano a cuore le conquiste della democrazia? ah ahha haaa.

eccoci arrivati con questo alla conclusione e al motivo per cui sono tornato a questo articolo illuminante con qualche giorno di ritardo.

l’organizzazione della comunicazione televisiva in Italia prevede che vi sia una quota minoritaria di pubblico alla quale fornire come intrattenimento e distrazione le cosiddette trasmissioni di approfondimento.

in realtà queste trasmissioni sguazzano nella mera cronaca, servono a distrarre la potenziale èlite intellettuale del paese con uno stupido cicaleccio poco lontano dal pettegolezzo snob sui potenti di turno e sono uno spazio morto fine a se stesso, come lo sono nel nostro paese purtroppo anche i giornali che non legge più quasi nessuno.

togliete alla sinistra snob il suo giocattolo, e scenderà in piazza a reclamare il diritto al gossip e al turpiloquio.

lasciate che la RAI censuri Busi, che come un esploratore ha provato ad andare a parlare di politica e cultura in partibus infidelium, dove davvero si può tentare di spostare qualche opinione, e un colossale e complice silenzio circonderà la mordacchia messa ad uno dei più importanti scrittori italiani viventi.

e poi hanno il coraggio di parlare di lotta alla censura!

Un pensiero riguardo “Busi, Lagioia e l’Italia dei neo-analfabeti. wp 108 – 28 marzo 2010 – 276

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