non è ver che sia la morte… – borforismi 11 [wp s.n.] – 1 febbraio 2010 – 58

wordpress lunedì 1 febbraio 2010 – 7:22

la morte il peggiore di tutti i mali?
possiamo vederla piuttosto come un rito di passaggio, però è il passaggio più strano che c’è, perché ci conduce ad un niente della coscienza, e come possiamo dire che ci conduce se noi non ci siamo più?
ma il niente della coscienza non è neppure un niente assoluto: morire per esempio non significa affatto non parlare più, significa solo che gli altri non ci possono più parlare – ma forse soltanto perché non sanno come si fa.
in ogni caso, anche senza dopo, la morte è lo scopo della nostra vita.
imparare a morire significa proprio questo: imparare che siamo un niente anche da vivi, e questo è la morte che ce lo insegna, e allora il passaggio dalla vita alla morte è compiutamente raggiunto quando capiamo che morire è passare da un niente a un altro niente.

. . .

commenti:

firdis 2 febbraio 2010 alle 10:24
umor nero! meno male che poi passa..
non e’ mica vero che non siamo niente.
perche’ tanti niente sommati fanno comunque un grande niente.
e invece no, invece no.

bortocal 2 febbraio 2010 alle 20:21
mi spiace che ti abbia fatto questo effetto, il blog post è stato scritto in piena allegria, con spirito sardonico e non senza sfumature scherzose (almeno nelle intenzioni).
però ammetto che è molto difficile riuscire a far scherzare anche gli altri su certi argomenti…
sul tema della morte come passaggio avevo pubblicato a dicembre le foto di una mostra fotografica tedesca che non avevano suscitato neppure un commento, ma solo brividi, credo.
– il niente di cui parlavo qui è il niente metafisico del non essere, perché poi questo niente è tutto il nostro tutto.
tuttavia occorrerebbe sottolineare che niente esiste, per dirla con l’oscuro filosofo, e una realtà in cui tutto scorre ed è solo parvenza è una realtà che non esiste, quindi non ha alcuna sostanza, né alcun diritto all’essere.
e invece di darci una saggezza adatta a questa nostra partecipazione all’inconsistente divenire universale che basta da solo a dirci che l’eventualità è la vera sostanza delle cose e a metterci tutti sotto il padre padrone del caso, le religioni si sforzano di nasconderci la realtà e ci vorrebbero legare ad un’anima immortale, non sapendo in che altro modo smentire l’evidenza, che è insopportabile peraltro solo a coloro che non sanno vivere.

firdis 4 febbraio 2010 alle 9:36
sono d’accordo sul fatto che bisogna dedicare parte dei propri pensieri all’abitudine alla morte. come evento inevitabile l’unico che possiamo con certezza prevedere, anche se non nel come e nel quando. Ma sappiamo che avverra’.
E invece, su un evento cosi’ importante che ci riguarda da molto vicino ( 🙂 ), quasi sempre facciamo finta di niente.
E’ il niente che contesto. perche’ vivere sapendo che non siamo niente e che oltretutto moriremo, e’ troppo deprimente e atroce.
Pero’ vedo che tu parli di un niente come non-esistenza. Intendevi questo?
Si, avevo visto quel post della mostra fotografica. In realta’ le avevo gia’ viste da qualche altra parte tempo fa.
e no, troppo forti per me. soprattutto i bambini.
Sullo spirito in cui e’ stato scritto questo post, forse mi ha depistato il fermo immagine del video che conosco bene…

bortocal 4 febbraio 2010 alle 20:16
sì, troppo forti quelle immagini, nascosto in un angolo ho pianto in quella mostra, ma non ero il solo a farlo, ho visto.
davvero l’hai vista da qualche altra parte?: ma i due fotografi sono tedeschi.
sul video hai ragione, poteva risultare fuorviante, però a guardarlo bene anche lui ha due facce e c’è molto di vitale là dentro.
chiedo scusa per l’anarchia ortografica del mio commento precedente, fra cui non so come hai fatto a districarti: la vita è tutto, e questo tutto è niente, questo volevo dire.
un niente metafisico, mentre la religione occidentale invece vuole costringerci a credere che è un assoluto.
siamo polvere e vento, e ci vogliono incatenare a un’anima immortale, e convincere che almeno lei esiste nella pienezza dell’essere: indistruttibile.
un niente bellissimo, che non cessa di essere un niente per via della sua bellezza.
questa contraddizione è incomprensibile e inaccettabile: secondo me si diventa saggi solo quando si riesce a viverci dentro senza orrore.
– oggi pomeriggio avevo un appuntamento, mi sono perso in macchina nella periferia di Stoccarda, e sono finito davanti a una specie di grande gonfalone davanti a una casa di riposo per anziani dove stava scritto: Morire è il compito della vita umana (o pressapoco).
questi tedeschi!
credo che fra qualche giorno pubblicherò la foto che ho fatto all’istante.

firdis 5 febbraio 2010 alle 15:09
Frase incredibile…
pero’, messa in un ricovero per anziani sembra anche un po’ sadica… crudele. perche’ mica e’ vero che tutti sono in grado di sentirselo dire che sono prossimi alla morte.
Pensa, ho totalmente cambiato idea da quando l’ho letta la prima volta a quando ho finito di scrivere questo commento.

bortocal 5 febbraio 2010 alle 17:31
dice proprio così, e mi piace la Germania perché si dà per scontato che chiunque debba essere in grado di sostenere la morte.
di conseguenza ognuno ci arriva davvero senza tanti isterismi, mi pare.
in Italia si pensa il contrario e si autorizzano le persone a restar bambine.
dev’essere qualcosa che ha a che fare col cattolicesimo, direi.

fir 6 febbraio 2010 alle 18:06
tu dici?
tu ci abiti, quindi immagino che se lo dici avrai avuto modo di verificarlo.
perche’ invece a me da un’mpressione diversa come se rigidamente se lo impongano.
pero’ smetto di pensare a questa questione perche’ un arretrato…

bortocal 6 febbraio 2010 alle 20:43
ehi, un arretrato così impegnativo che si è portato via mezza frase addirittura!

. . .

helios65 2 febbraio 2010 alle 18:17
Il nulla che si fa tale e come tale si materializza.
A volte sono convinta che l’anima è l’unica cosa che ci resta di ciò che abbiamo lasciato in vita, ma poi ci ripenso e la vedo come un passaggio che vagabonda nello spazio, un niente che vaga.
E mi domando il senso della vita e il senso della morte, che pur mi ha sfiorato, e so che entrambe – e forse ci convinciamo che è la risposta più semplice – non hanno senso, accompagnandosi l’una nelle braccia dell’altra nel loro stato d’inerzia.
ciao
Angela

bortocal 2 febbraio 2010 alle 21:12
anche a te, cara helios, rispondo con un borforisma critico pubblicato un istante fa e che è stato giudicato riduttivo.
l’immagine dell’anima che usi, lo sai che ricorda l’unica poesia che abbiamo del grande imperatore Adriano?
Animula vagula blandula
hospes comesque corporis
quae nunc abibis in loca
pallidula rigida nudula
nec ut soles dabis iocos
– anima da niente, piccola pellegrina,
ospite leggera e compagna del corpo,
che tra poco te ne andrai in luoghi
freddi, tu così pallidina e denudata,
e smetterai i tuoi soliti giochi.

varie volte la morte mi ha già preso e lasciato andare, a sei anni, a dodici, meno di due anni fa e altre volte ancora.
sono uscito dall’acqua e dal sangue, dalla mancanza di respiro, da una peste che mi avvelenava il sangue, dal buio che mi era calato sugli occhi, e non ho mai avuto paura.
il niente non si può materializzare e il vuoto non può essere altro che un lato del pieno: dove c’è lei non ci siamo noi e dove ci siamo noi lei non c’è.
la morte è soltanto virtuale.

helios65 3 febbraio 2010 alle 16:33
anima e morte sembrano due rette parallele destinate a non incontrarsi mai,l’una fugge,l’altra insegue,si guardano si osservano e poi di nuovo in un girotondo senza fine. Ho sentito anche io il respiro della morte, l’alito che raffreddava i battiti del mio cuore, poi ha guardato altrove e la mia anima si è riappropriata dei suoi giochi, virtuale nel suo essere aggrappata al mio corpo.
ciao
Angela

bortocal 3 febbraio 2010 alle 18:31
anima e morte dici tu, io direi vita e morte.
mi fai venire in mente una formella scolpita e dipinta in un tempio di Kathmandù, che poi ho messo anche in un video proprio dedicato al tema: se ci riesco ti allego la foto qui; altrimenti la vedi nel video che è qui: http://www.youtube.com/watch?v=h5WH8Yge3yg
– no, non ci riesco, mi chiede il link ad internet, e non l’ho mai pubblicata –
ciao, Angela
chi più sfiora la morte, meglio sa come sfuggirla.
lei è più a suo agio con chi non se l’aspetta.

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