le tempeste sporche di neve preistorica tedesca. – wp 11 [12] – 12 gennaio 2010 – 21

wordpress martedì 12 gennaio 2010 – 8:07

se ne fossi capace, mi piacerebbe scrivere un articolo di colore sulla neve tedesca.

di colore? ecco già un’espressione stilisticamente grottesca: bianchissimo, dovrei scriverlo l’articolo, anzi, no: grigissimo.

perché la neve tedesca mica è candida, è sporca e grigia, direi perfino sorda, nel senso che cancella quasi i già scarsi rumori della vita germanica.

perché la neve sia candida occorrerebbe il sole, ma qui in Germania è da dieci giorni che non si vede e quasi non si riesce neppure ad immaginarlo.

. . .

questo post troppo grigio dovrebbe parlarvi anche di scarponi imbottiti di pelo di montone di dentro, che sdrucciolano sui marciapiedi viscidi, e di autobus che perfino qui non vanno, che si fanno aspettare inutilmente.

poi potrei dirvi anche della sensazione di essere in un acquario torbido e sporco provata ieri in un momento pomeridiano di tramonto immaginario, mentre sollevavo lo sguardo perplesso per una sensazione angosciosa di mancanza di colore, che fino a quel momento era solo soggettiva, ma si è esteriorizzata fuori di me ed è diventata un intero paesaggio in cui, come mi ha telefonato poco dopo una mia amica, come per dare voce alla definizione che non trovavo, “qui non si distingue più il sopra dal sotto”.

neve sporca per terra dappertutto, infatti, ma neve che cade già sporca dal cielo, non a fiocchi, ma a cialde.

ovviamente la neve non detta di questo post immaginario senza colore sarebbe citazione filmica e connesso rinvio dublinese a Joyce, metafora consunta dell’inverno-vecchiaia, che riduce tutto ai minimi termini, compresi i sentimenti che così ridimensionati manifestano una pericolosa propensione alla nostalgia.

ma c’è già stato lui: The%20Dead.pdf

. . .

io no, avrei uno scatto ribelle, e in questo lerciume gelido che ci ha tolto il sole vedrei invece la metafora paradossale anche delle nuove vite che si preparano, in questa neve che è il nostro futuro, oltre che il nostro passato, perché c’è un punto insondabile in cui l’estenuazione progressiva della stagione che se ne va diventa l’intuizione sospesa di una nuova primavera in embrione.

la neve dell’inverno più freddo da 150 anni, ma non solo qui, in tutto il mondo.

* * *

ed ecco adesso un esempio di quello che non si fa: cambio registro, invece, lascio sospeso un tentativo letterario che mi è poco congeniale, vado deciso ad una riflessione almeno tentata, che vada oltre la morale del Faz.net, il principale quotidiano tedesco on-line: che scriveva ieri semplicemente che abbiamo dimenticato che è normale che in inverno ci sia la neve, soprattutto in Germania.

già, ma come mai lo stavamo dimenticando anche in Germania, dove due notti fa nel nord spedizioni di soccorso poco meno che polari hanno dovuto salvare automobilisti intrappolati in autostrade immobili che stavano per sparire sotto mucchi accumulati dal vento?

imgp0018

come mai, d’improvviso, il clima mondiale ha fatto una sterzata di trent’anni o più e addirittura in Florida “le iguane cadono congelate dagli alberi”, come scrive il Corriere, in una evidente balla colossale: iguane sugli alberi? congelate? ce ne saranno state un paio di infartuate per il freddo, direi, nell’inverno più freddo degli ultimi 150 anni.

. . .

che l’inverno sia così freddo sarebbe un’ottima notizia, ovviamente, considerando l’effetto serra che ci portiamo addosso, ma che relazione c’è col medesimo?

l’effetto serra rimane, ovviamente, ma sullo sfondo ci sta un pensiero che induce me a fissare un paio di punti che sento sussurrati sottovoce da qualche altra persona sensata, capace di ragionare con la sua testa, ma che non buca il ferreo controllo della stampa e dei media.

si è creata infatti una lobby dell’effetto serra; ci sono paesi come la Germania, appunto, che ci hanno investito su una intera svolta economica e tecnologica e si troverebbero col culo per terra se l’effetto serra sparisse di colpo.

eppure c’e un paio di “idola fori” baconiani, cioè di pregiudizi costruiti addosso a tutti noi, da smantellare, e ora provo a farlo nel più semplice dei modi.

1. non è il fattore antropico alla fine l’elemento centrale della storia del clima sulla terra, ma il sole (non siamo noi che facciamo il mondo, è il mondo che fa noi)

2. nel fattore antropico determinante non è l’industrializzazione con l’inquinamento da essa prodotto, bensì proprio la sovrappopolazione in se stessa considerata e in particolare la dieta carnea dominante tra gli umani che induce ad allevare animali energeticamente molto dispendiosi;

l’inquinamento industriale contribuisce alle emissioni di anidride carbonica per circa un quarto soltanto: il resto è prodotto biologico diretto del respiro di esseri umani e animali, via via non compensato dalla progressiva distruzione che fanno, per alimentarsi, della massa vegetale che potrebbe ritrasformare l’anidride carbonica in ossigeno

3. stabilito che sarebbe meglio parlare di fattore biologico, anziché di fattore antropico, questo fattore biologico è un effetto del riscaldamento globale e non la causa diretta: come già in altri momenti della storia biologica del pianeta una fase di optimum climatico produce una esplosione biologica che innalza la concentrazione atmosferica di anidride carbonica e a sua volta – entro certi limiti e all’inizio – migliora ancora il clima globale,
fino a che questo riscaldamento non diventa pericoloso per la sopravvivenza della vita stessa, essendo in grado di innescare reazioni climatiche estreme, di tipo venusiano (temperature di 400 gradi);

ma l’attività solare non è stabile ed è in grado di spezzare il processo prima che esploda definitivamente, oppure l’autodistruzione indotta dalle prime trasformazioni climatiche, diminuendo l’apporto biologico ai gas serra, ristabilisce egualmente l’equilibrio con distruzioni biologiche di massa.

come la peste nera del 1348, che seguì ad alcuni decenni di raffreddamento e pose termine all’esplosione antropica iniziata con la fase di clima più caldo avviata dall’anno Mille.

* * *

avevo sottolineato già da qualche tempo nei post scritti per l’altra piattaforma 7-ridateci-l-effetto-serra-5335750 che ogni discorso sul clima terrestre, con buona pace delle lobby della rivoluzione ecoindustriale, deve fare i conti con la sospensione delle macchie solari registrata da un paio d’anni, preannuncio di una piccola glaciazione come quella del Seicento-Settecento o del ritorno della grande glaciazione di 100.000 anni, per la quale i tempi potrebbero essere anche maturi, essendo noi in un optimum climatico da più di 10.000 anni, che è giusto la durata indicativa di queste fasi in cui sono fiorite le nostre civiltà e le nostre vite.

allora, piuttosto che parlare di neve, preferirei parlare di diluvio gelido; l’altro, quello d’acqua che è finito nei libri sacri e nei cicli di leggende di tutto il mondo, ricorda le inondazioni che hanno segnato l’inizio dell’interglaciale ultimo e la conseguente catastrofe improvvisa del crollo del Bosforo che seppellì nel 6700 a. C. sotto una alluvione mai vista, pari a un Vaiont moltiplicato per decine di migliaia di volte, i popoli inconsapevoli della civiltà fiorita sulle rive del Mar Nero, allora lago salato chiuso decine di metri sotto il livello del mare come oggi il Caspio.

. . .

avremo altre storie di un diluvio di neve, piuttosto, nelle leggende future? sentiremo racconti di settimane di tempeste di ghiaccio capaci di stendere un velo pietrificato d’acqua senza calore né vita che un debole sole non riusciva più a sciogliere?

Stoccarda ha dedicato in queste settimane una mostra straordinaria all’era glaciale: uomini intabarrati entravano a visitare questa da poco conclusa provenendo da quella in gestazione di fuori?

imgp0026

in ogni caso, tranquilli: c’erano persino i flauti 36.000 anni fa e le caverne servivano solo ad aspettare che svernasse.

* * *

nelle caverne tedesche riscaldate da un fuoco fumoso gli uomini guardavano cadere le tempeste sporche di neve

. . .

nb 2019: l’affermazione che “l’inquinamento industriale contribuisce alle emissioni di anidride carbonica per circa un quarto soltanto: il resto è prodotto biologico diretto del respiro di esseri umani e animali” è purtroppo di fonte non documentata nel post; calcoli recenti più accurati miei la ridimensionano, almeno per quanto riguarda l’apporto della respirazione umana.

Un pensiero riguardo “le tempeste sporche di neve preistorica tedesca. – wp 11 [12] – 12 gennaio 2010 – 21

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...