i salami italiani, i più bassi d’Europa. – wp 4 [5] – 6 gennaio 2010 – 9

wordpress mercoledì 6 gennaio 2010 – 10:02

lo sguardo mattutino sui giornali per me riguarda soltanto quelli on-line, per averne uno di carta dovrei andare in stazione dopo le 9, ma chi se la sente di uscire a – 5 ?

quindi il mio osservatorio è certamente parziale, come mi viene spesso ricordato, ma a volte, stamattina ad esempio, mi guida l’esplicita domanda su quali sono effettivamente le notizie utili che ci trovo là dentro: da tempo mi chiedo, come un qualunquista qualunque (!), se non sto perdendo il mio tempo con questo rito, che Hegel definiva la preghiera mattutina dell’uomo moderno.

comunque stamattina vorrei approfondire un articolo del Corriere che ho visto ieri e trovato piuttosto interessante sui livelli dei salari in Italia.

ovviamente è già sparito, anzi c’è da chiedersi come mai sia mai stato pubblicato.

il Corriere pubblica a volte una interessante classifica dei suoi articoli più letti: qualcuno l’ha mai vista? sembra stilata al Cottolengo, e documenta un pubblico beota che vive di televisione e pettegolezzi sessuali.

vado a cercarmelo con google, a questo punto, quell’articolo, e digito “salari italiani”.

google l’articolo non lo trova, anzi prova a deviare la domanda: sei sicuro di volerti occupare dei SALARI italiani? non preferisci forse occuparti dei SALAMI italiani?

google, fai tu, tanto come vedrai non c’è molta differenza.

* * *

siccome non demordo, alla fine l’articolo lo ritrovo, ma la ricerca non è stata vana, perché documenta che da anni ogni tre o quattro mesi esce su qualche quotidiano italiano qualche articolo che dice che i salami italiani, pardon: i salari italiani, sono i più bassi nel mondo avanzato – con relativa coda di commenti nei blog, come questo.

questa volta è Mario Sensini l’eroico giornalista di turno che ci informa che gli stipendi italiani sono più bassi di un terzo (- 32,3%). della media dell’Unione Europea, e che tra i paesi Ocse veniamo solo al 23esimo posto per questo aspetto fra i 30 paesi più industrializzati, pur se siamo la sesta  o settima potenza economica del pianeta (dicono).

detto in altre parole, anche questa, come altre ricerche internazionali (ad esempio i rapporti PISA sui livelli di conoscenza degli studenti), dimostra che l’Italia è un paese a metà strada tra Europa e Terzo Mondo, più un paese sud-americano schizzato nel Mediterraneo che la quarta potenza economica d’Europa.

* * *

21.374 dollari all’anno di busta paga media nel 2008.

ci superano l’Inghilterra (38.147),  la Svizzera (36.063), la Germania (29.570 dollari), la Francia (poco più di 26 mila); ci seguono soltanto Repubblica Ceca, Ungheria, Messico, Nuova Zelanda, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Turchia.

e i salari più alti del mondo? in Corea, chi l’avrebbe mai detto: 39.931 dollari.

* * *

ancora più desolante il fatto che col tempo le cose stanno anche peggiorando.

fra il 1988 e il 2006 i valori reali delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti in Italia sono diminuiti del 16%.

ma non deprimetevi troppo: questo mica significa che il paese tutto intero è diventato più povero del 16%.

macché, significa solo che questa quota della ricchezza é passata dai salari a qualcos’altro, che se la sono intascata professionisti, commercianti, imprenditori, politici, giornalisti, proprietari di case, banche.

negli ultimi vent’anni la quota del prodotto interno nazionale lordo che finisce agli stipendi dei lavoratori in Italia è infatti diminuita del 13%.

a vantaggio di altre categorie sociali, ovviamente.

possiamo consolarci dicendo che si tratta di una tendenza mondiale, dato che nello stesso periodo la quota dei salari è diminuita dell’8% negli 11 paesi più industrializzati, ma l’Italia è saldamente in testa in questa classifica.

vogliamo dirlo in modo chiaro e diretto?

l’Italia è un paese dove il lavoro conta poco, viene pagato poco, e viene pagato sempre di meno, mentre una quota sempre maggiore della ricchezza nazionale finisce a chi non svolge un lavoro dipendente.

(voglio forse dicendo che ha ragione Brunetta quando dice che l’articolo 1 della Costituzione oggi ha il valore di una battuta spiritosa?

fate voi: ma la differenza è che lui è d’accordo col famoso “trend negativo” di morettiana memoria, e io no! non so se questa differenza è importante).

insomma, se il costo del lavoro in Germania è pari a 61,6 e in Francia a 51,2, in Italia siamo solo a 39,9: dovremmo fare prodotti estremamente competitivi e a prezzi molto bassi; invece i costi dei prodotti italiani sono spesso perfino più alti di quelli europei: evidentemente la quota che finisce al capitale di marxiana memoria è più alta che altrove.

* * *

le ultime ciliegine sulla torta stanno nella progressiva diminuzione in Italia del differenziale dello stipendio fra chi ha fatto la scuola dell’obbligo e chi si è laureato: nel 2004 era solo del 5%.

vale la pena di studiare? assolutamente no.

anche qui si tratta di una tendenza mondiale, ma anche qui l’Italia è leader negativa.

e infine la posizione della donna nel mondo del lavoro: una donna in Italia guadagna mediamente il 50% di un uomo, a parità di livello di istruzione.

e questa è in assoluto la situazione femminile peggiore del mondo.

* * *

in ogni caso Marx è in soffitta (diceva che il capitalismo avrebbe prodotto un impoverimento relativo crescente dei lavoratori) e le persone sensate dicono che dobbiamo recuperare l’orgoglio di essere italiani.

sono d’accordo, e credo che il modo migliore di invogliare gli italiani ad essere orgogliosi del loro paese sia di dargli stipendi più dignitosi e di tornare alla Costituzione, sì, proprio a quel vilipeso articolo 1 che si vorrebbe addirittura togliere di mezzo e che dice che siamo una repubblica democratica fondata sul lavoro.

su che cosa deve fondarsi un paese se non sull’onesto lavoro? sullo spaccio? sui malaffari di mafia e camorra?

* * *

c’era un altro interessante articolo ieri su Repubblica di Roberto Saviano (egualmente già sparito – l’articolo, non Saviano), che si apriva con una affermazione sconvolgente:
solo con la coca i clan fatturano sessanta volte quanto fattura la Fiat.

siccome vorrei non crederci, ho provato a rifare i conti: scrive Saviano che “”ndrangheta e camorra trattano circa 600 tonnellate di coca l’anno”, dice anche che un chilo di coca, comperato a 2.400 euro, viene rivenduto a 60.000 euro.

e siccome in Italia si vendono 600 tonnellate di cocaina all’anno, fanno 36 miliardi di euro l’anno: di fatturato.

il fatturato FIAT 2008 è stato però di 60 miliardi di euro.

il fatturato, che è “la somma dei ricavi delle vendite e delle prestazioni” (decreto 11 maggio 2001, n. 359 del Ministero dell’industria).

Saviano si è espresso male (non è la prima volta che riscontro molta approssimazione in quel che scrive) e si riferisce ai profitti, non alla somma complessiva del venduto: mentre la Fiat su 60 miliardi di fatturato realizza profitti variabili di anno in anno, ma dell’ordine dell’1-3%, gli spacciatori di coca realizzano profitti del 96%.

ed ecco che nel 2007 la FIAT ha realizzato profitti per 800 milioni  (in tutto il mondo) e gli spacciatori di coca italiani per 57,6 miliardi di euro (solo in Italia?), se i calcoli di Saviano sono giusti siamo davvero a più di 60 volte tanto.

quindi, è vero, solo per lo spaccio della cocaina, in Italia operano organizzazioni malavitose che equivalgono, quanto a profitti (e non a “fatturato”) a 60 multinazionali della dimensione della FIAT.

e se calcoliamo anche l’eroina, l’hashish, la marijuana, il crack, l’extasy?

e le griffe falsificate o i rifiuti smaltiti illegalmente?

in una cosa Brunetta ha torto: doveva dire forte e chiaro la sua proposta di rettifica della Costituzione: “l’Italia è una repubblica fondata sullo spaccio e sulla malavita”.

* * *

però, scusate se proprio mi scappa, prima di chiudere questo post: se i salari italiani sono così bassi non sarà anche perché i lavoratori italiani sono dei salami?

penso che nel Nord-Italia la gloriosa classe operaia un tempo comunista è oramai quasi compattamente passata alla Lega e, invece di fare la lotta sindacale al padrone per alzarsi gli stipendi, preferisce fare la guerra al compagno di lavoro immigrato per aiutare il padrone a tenere il salario dell’immigrato più basso dei propri.

senza capire che in questo modo è tutto il valore del lavoro che si abbassa.

il valore dei salari; il valore dei salami.

salumi-vari

* * *

a proposito: nei primi 9 mesi del 2009 l’Italia ha esportato 50.000 tonnellate di salami per un fatturato di 400 milioni di euro, per un  prezzo medio del salame di 8 euro al chilo.

pensate a quanto onesto lavoro occorre per produrre quel salame (e chiedo scusa ai maiali, che probabilmente non sono d’accordo sulla definizione di “onesto”), e pensate quale può essere la parte di profitto su questi 8 euro di salame  al chilo.

e pensate che per ogni chilo di cocaina il profitto è di 57.600 euro.

davvero è troppo basso anche il valore dei salami, mica solo quello dei salari italiani.

. . .

commenti:

firdis 7 gennaio 2010 alle 9:20
“l’Italia è una repubblica fondata sullo spaccio e sulla malavita”.
certe volte tutto diventa d’un tratto cosi’ semplice… e cosi’ drammatico.
(post delizioso)

bortocal 7 gennaio 2010 alle 19:42
ehe eh, delizioso non era proprio l’aggettivo che mi aspettavo dalla mia unica affezionata lettrice, però il bello dei commenti è che ti fanno guardare il tuo lavoro da un altro punto di vista.
effettivamente questa fremente denuncia sociale è troppo temperata da giudizi ironici, che probabilmente sono agevolati dal fatto di veleggiare in questo momento, dal punto di vista personale, ben oltre la media.
comunque ho preso atto e, correggendo i refusi, ho aggiunto ancora un paio di battute.
grazie firdis, e complimenti per il post che sai…

Un pensiero riguardo “i salami italiani, i più bassi d’Europa. – wp 4 [5] – 6 gennaio 2010 – 9

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