il superindice della speranza OCSE. wp 165 – 7 novembre 2009 – 1012

wordpress sabato 7 novembre 2009 – 9:28

 lo sapevate voi che il superindice OCSE che è servito ieri a Berlusconi per provare a capovolgere l’immagine dei problemi economici dell’Italia è un misuratore delle aspettative e non dell’andamento reale dell’economia?

sentite qua (con molta pazienza, sorry), e guardate come funziona l’informazione in Italia.

* * *

Berlusconi fa una conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri, secondo lui “non possiamo lamentarci, non va malissimo: il peggio della crisi è alle spalle”; Tremonti ha commentato: “Il tempo è stato galantuomo, ora dobbiamo insistere”.

(meno male che è rimasto almeno un galantuomo al governo, dico io: il tempo che fa)

naturalmente, siccome non sono un menagramo e amo il mio paese, sarei molto contento di poterlo credere, ma so di non potermi fidare.

i giornalisti italiani mica sono in grado di controllare, scrivono a spanne e devono sparare dei titoli in prima pagina: “Italia al top“, scrivono il Corriere della Sera e anche Repubblica, che ci aggiunge di suo: “la nostra [economia] è quella che va meglio” e anche “Noi nella media europea“.

la seconda notizia smentisce da sola la prima, ma perfino per Repubblica quel che dice il capo del governo viene preso per buono, al massimo chi ce l’ha sulle balle ci farà dei commenti acidi; ma non pare che nessuno sia in grado di andare a vedere.

ci provo io, col mio povero buon senso: non ci vuole molta materia grigia per smantellare queste trovate propagandistiche così arruffate e confuse.

* * *

do prima di tutto un’occhiata al Sole 24 ore, questo è il giornale degli esperti del settore, e già mi ritrovo in un altro pianeta:

Il superindice Ocse è in crescita in vari paesi, tra cui Stati Uniti e Cina.
L’Organizzazione invita comunque a interpretarli con cautela.

già, proprio la cautela di Berlusconi!

la seconda verifica che faccio è altrettanto semplice: scorro le edizioni on-line dei principali quotidiani tedeschi, ed ecco la seconda sorpresa: toh, com’è che nessuno ne parla? dopotutto secondo questi dati la Germania va anche meglio dell’Italia: Germania + 2% a settembre rispetto ad agosto e + 5,7% rispetto al settembre 2008; Italia + 1,3% rispetto ad agosto e + 10,7% rispetto al settembre 2008; e i tedeschi sono così attenti all’economia…

ma insomma, poi ci sono i dati degli altri paesi che mica si discostano troppo (a parte il Giappone, in peggio) da questo quadro.

al quale manca il dato fondamentale: quanto sono crollate le economie dei diversi paesi prima: infatti è vero che le prospettive della Cina gli ultimi dati OCSE sono solo un poco migliori di quelle dell’Italia (+ 1,6 punti rispetto ad agosto e + 7 punti rispetto a settembre 2008), ma vorrà pur dire qualcosa che questi incrementi per l’Italia avvengano dopo un crollo della produzione a due cifre nell’ultimo anno e per la Cina dopo un incremento ancora molto vicino al 10%!

purtroppo la prima vera notizia di questa conferenza stampa è la conferenza stampa stessa, cioè che Berlusconi ha una fretta sospetta di far credere agli italiani che tutto va benissimo: del resto è la sua filosofia economica, e la conosciamo benissimo: secondo lui l’economia consiste sostanzialmente nelle aspettative della gente, va bene quando la gente è ottimista e va male quando è pessimista: l’idea che la gente è ottimista quando ha i soldi in tasca e pessimista quando non ne ha non la considera.

quindi Berlusconi deve generare ondate di ottimismo fra gli italiani senza troppi soldi in tasca, ed eccolo all’opera.

e ci riesce anche! del resto tutti gli vanno dietro…

* * *

una volta ho comperato una casa da un’impresa che era sull’orlo del fallimento: il titolare stava combattendo disperatamente per restare a galla, anche se io ovviamente non lo sapevo e non avrei mai potuto sospettarlo: lo faceva infatti come un vero giocatore di poker: sprizzava ottimismo da tutti i pori, emanava sicurezza assoluta, magnificava i suoi depositi in banca, rialzò con molta sicurezza il prezzo del preliminare di una cifra notevole dimostrando che i miei soldi non gli servivano e di essere anzi pronto a pagare una grossa penale pur di tenersi la casa stessa.

mi andò bene, perché fallì solo dopo altri 2 anni e 15 giorni di lotta eroica e di faccia di bronzo dal nostro atto di vendita, e la casa restò mia; per quei 15 giorni soltanto la casa non ricadde nell’asse fallimentare (credo si dica così, ma non sono sicuro, non sono esperto di fallimenti, tranne che altrui…. 😉 ), cioè non fu rimessa a disposizione di tutti i creditori (me compreso) per coprire almeno una parte dei debiti: senza quei 15 giorni benedetti la casa mi sarebbe stata tolta e io avrei riavuto indietro solamente una piccola parte dei soldi per i quali mi ero indebitato per comperarla.

quell’uomo mi è venuto in mente ieri leggendo le dichiarazioni del nostro capo del governo su quanto sta bene l’economia italiana: la stessa sicurezza indistruttibile, la stessa maschera della invincibilità: niente di strano, fa parte della professionalità degli speculatori questo aspetto del carattere.

* * *

per dirla tutta, non credo che ci sarà mai nessuno al mondo che leggerà questo post oltre le prime due righe, ma a questo punto mi sono accorto che non sapevo bene che cosa fosse questo superindice OCSE e ho fatto una ricerca con Google: sono stato fortunato, perché sono arrivato subito al sito di Alfonso Fuggetta ?p=6051 che riprende un articolo di Francesco Daveri e Tito Boeri su La Voce (c’è il link al termine della citazione), molto chiarificatore anche se di lettura ancora più tormentosa di questo post, mi pare…

ehi, Fuggetta ha postato il pezzo il 15 settembre, cioè di quasi due mesi fa, e già allora l’OCSE diceva esattamente le stesse cose, per cui è ancora più evidente il carattere del tutto propagandistico dello sbandieramento di questi dati oggi.

ma ecco come Daveri e Boeri ci spiegano il Superindice OCSE:

Il superindice Ocse riassume variabili mensili relative alle aspettative sulla fiducia delle famiglie e delle imprese.

Per l’Italia, il superindice contiene sei voci, tre relative alle aspettative future (la fiducia delle famiglie e le aspettative delle imprese manifatturiere sulla loro produzione futura e sul loro portafoglio ordini), due dall’Istat (i nuovi ordini al netto delle variazioni del livello dei prezzi e le ragioni di scambio) e uno della Banca d’Italia sul tasso di interesse sul mercato interbancario a tre mesi.

L’indice della Francia e del Regno Unito comprende anche il numero di registrazioni di nuove automobili e un indice del mercato azionario. L’indice francese considera anche il numero dei posti di lavoro vacanti.

L’indice della Germania include il portafoglio ordini sull’estero, mentre quello della Spagna inserisce, tra l’altro, anche il numero di notti in hotel.

in sostanza il superindice in particolare italiano misura non l’andamento reale dell’economia, che rimane difficoltoso, ma le aspettative che gli operatori economici hanno sul suo andamento e certe linee di tendenza future.

sintesi di Daveri e Boeri, già a settembre:

È anche vero che gli italiani sono ottimisti sul futuro, il che potrà contribuire a un più ravvicinato ritorno alla crescita nel nostro paese.

questo e solo questo misura il superindice OCSE: il relativo ottimismo che Berlusconi riesce a diffondere sulle prospettive del paese.

e possiamo essere sicuri che dopo questa conferenza stampa il superindice si sará alzato ancora.

ma questo non significa ancora che l’economia reale stia effettivamente andando meglio nel suo complesso.

* * *

una volta chiarito che il superindice OCSE è solo un indice di aspettative sull’andamento dell’economia e non è l’indice dell’andamento reale del PIL, Prodotto Interno Lordo, cioè della produzione reale di ricchezza, rimane da chiarire un ultimo equivoco su cui gioca la propaganda del governo.

non solo il Superindice OCSE non è l’indice dell’andamento del PIL, cioè dell’economia reale, ma l’andamento del PIL non è il bilancio dello stato.

in altre parole è anche probabile che ci sia qualche modesta ripresa della produzione, ci mancherebbe altro, dopo il crollo a due cifre dell’ultimo anno!, ma questo non significa che il bilancio dello stato sia con ciò stesso al sicuro: PIL e bilancio sono due cose diverse!

se un artigiano è mostruosamente indebitato è certamente positivo per lui che gli ordini e le vendite migliorino dopo il crollo degli ultimi mesi, ma questo non significa che automaticamente per questo lui riuscirà a pagare i mutui alla banca e le parcelle salate del suo commercialista che lo tiene a galla, se i suoi debiti hanno superato la soglia di sicurezza.

* * *

quindi l’andamento della economia reale, la auspicabile ripresa del mondo produttivo, dove milioni di persone combattono contro l’incertezza e molti con la cassa integrazione, non è affatto l’aspetto più grave della crisi economica italiana.

per dirla in poche parole, il bubbone che avvelena il paese non nasce direttamente dalla produzione che è in se stessa sana, anche se ha cominciato da tempo a pagare il danno della mancanza di una politica economica seria, che le due brevi parentesi prodiane non sono riuscite ad inpostare: mancano ricerca, promozione, sviluppo dell’istruzione, sostegno alla produzione dello stato, ma la nostra risorsa nazionale principale rimane una invidiabile creatività che altrove non si trova, e gli italiani, anche i piccoli imprenditori, sono maestri nell’arte di arrangiarsi, questa è la vera risorsa del paese.

il tallone d’Achille dell’Italia è la politica: sta nel fatto che l’arte di arrangiarsi si allarga dall’economia alle istituzioni e diventa corruzione e malaffare politico.

economicamente il vero pericolo che sovrasta l’economia italiana è la bancarotta dello stato, non del tessuto produttivo.

e purtroppo il miglioramento dell’economia reale ha un effetto solo indiretto sulla situazione delle finanze statali.

qui per fortuna – dato che nessuno di sicuro se lo augura, il tracollo – la trovata dello scudo fiscale – abominevole moralmente – pare che per il momento funzioni e possa portare una provvisoria boccata di ossigeno entro il termine fatidico del 31 dicembre: la guerra alla Svizzera paga e i capitali stanno in parte rientrando.

ma la lotta politica feroce aperta su come buttare dalla finestra subito quel qualche migliaio di euro che si raccatterà a dicembre, lotta nella quale è attivamente impegnata con proposte sue anche la sinistra politica e sindacale, non lascia illusioni sul fatto che aldilà di quest’ultima trovata si apre comunque il baratro.

* * *

la riforma dell’economia italiana passa attraverso la ristrutturazione del ceto politico: finora in cassa integrazione ci sono finiti gli operai, e i politici hanno continuato a spassarsela fra escort di ogni sesso e droghe di ogni tipo; occorre mandare la classe politica e sindacale ad essa omogenea in cassa integrazione.

questa è la riforma delle riforme in Italia, ma è difficile che sia il ceto politico stesso a farla: nell’orizzonte politico di medio termine potrà farlo solo un regime autoritario che ci liberi dal parassitismo politico e dai suoi costi insostenibili per il bilancio dello stato.

insomma, quell’artigiano in pena di cui all’esempio precedente, sta ritrovando i clienti, ma non riuscirà a salvarsi se non si libera del commercialista corrotto che lo dissangua.

e questo è il vero tema del futuro politico italiano, é solo qui che si può costruire un indice OCSE, un indice della speranza, davvero positivo.

per via del consenso incredibile ed ampiamente immeritato che il suo monopolio dei mezzi di comunicazione gli dà, Berlusconi sarebbe potuto essere l’unico che affrontava questa riforma; i quindi ci anni del suo dominio hanno però oramai ampiamente dimostrato che non sarà lui a farlo, e non può farlo perché lui, come imprenditore, è stato il figlio di questo mondo politico, il braccio economico di Craxi e tutto il suo potere è stato costruito negli interstizi della politica mafiosa d’Italia.

quindi Berlusconi non potrà mai tagliare i rami dell’albero su cui sta.

è per questo che il futuro d’Italia ha un altro nome, ed è per questo che il fenomeno più interessante in questo momento, dopo che la sinistra si è suicidata da sé dimostrando di essere una variante interna del berlusconismo, quando si è liberata di Prodi, è Fini, se saprà prendere in mano questa bandiera e stabilire una inedita alleanza con la parte moralista e legalitaria dell sinistra, quella che oggi è costretta a raccogliersi senza troppa convinzione sotto le bandiere di Di Pietro.

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