il paese orribile. cor-pus 109 [wp 74] – 12 aprile 2009 – 444

2009-04-12 – 06:52

pubblicato su wordpress col sottotitolo: Italia: suicidarsi a 12 anni per non diventare un camorrista senza essere capito e neppure ricordato.

. . .

Il Procuratore Generale dell’Aquila fa sapere ai giornali che sta preparando gli arresti dei costruttori irresponsabili che mescolavano la sabbia di mare al cemento nei nuovi edifici costruiti con criteri antisismici e venuti giù come niente provocando decine di morti, “perché è notorio che la sabbia marina corrode il cemento che non regge per niente”.

e ci si domanda ancora una volta – e senza nessuna voglia di rifarsi la domanda – che razza di paese siamo, se solo una magistratura quotidianamente dileggiata dà qualche speranza di pulizia.

e ci si domanda che razza di paese siamo se gli impresari costruiscono case che verranno giù per una scossa che non raggiunge i 6 punti della scala Richter senza neppure la minima precauzione di salvare se stessi.

o meglio con la piena garantita impunità e la certezza di salvare se stessi.

sono gli stessi che stanno per costruire le centrali nucleari e il ponte di Messina, infatti.

non stiamo piangendo le vittime del terremoto, stiamo piangendo le vittime della speculazione.

e forse questo fa venire in mente di piangere di meno e di agire di più.

non perché le vittime non meritino compassione, ma perché la compassione per le vittime non deve servire a cancellare le responsabilità dei colpevoli.

* * *

non c’è molto per ancorare la speranza, diciamo pure che c’è meno di niente.

la cronaca nera racconta, senza un filo di pietà, senza un filo di riflessione, di un ragazzino di 12 anni che si impicca alla periferia di Napoli perché non ne può più.

il primo giorno di vacanza da scuola, lui che si alza tardi, la madre che esce per fare la spesa, la chat sul computer.

quel pensiero che gira per la testa da giorni e la voglia di dirlo, almeno lì, almeno su Messenger.

“Caro papà, me ne vado, non ti scoccio più”.

un figlio ribelle, succede.

un figlio che si oppone al padre, normale.

e non gli resta che impiccarsi per dire di no.

succede.

* * *

quando lui penzola dal cappio che gli ha chiuso il respiro e lo ha immerso nella grande pacifica luce bianca che accoglie coloro che muoiono soffocati il computer è ancora acceso.

il suo annuncio di suicidio non ha trovato di là qualcuno capace di chiamare subito la polizia postale per tentare almeno di impedirlo.

tanti messaggi, la solita crudeltà inconsapevole che colpisce chi non ce l’ha fatta.

“Veramente ti vuoi ammazzare?”

non sembra, ma questa è un’ultima sfida che non lascia scampo.

e adesso sta a veder che qualcuno dirà ancora che l’egoista era lui.

* * *

un bigliettino sul tavolo:
“Addio a tutti quelli che mi hanno voluto bene,
Non a papà”.

il papà è un boss di camorra, col suo primo omicidio compiuto a 18 anni sulle spalle: è un boss di camorra fuori dal carcere, naturalmente, e non lo si sottolinea neppure, è naturale.

un grande quotidiano nazionale ne traccia la sconcertante, ma normale biografia criminale di uomo libero, in Italia:
Era stato nella Nco di Raffaele Cutolo, e alla fine degli anni ottanta era entrato in forze ai Casalesi, passando prima con il boss Tambaro e infine con il feroce Francesco Bidognetti, “Cicciotto ‘e mezzanotte”.
Il fratello del suicida quattro anni fa, a 14 anni, era stato ammazzato per uno sgarro: su una moto rubata aveva tentato di rapinare un ragazzo di una banda rivale, che aveva chiamato i suoi compari.
Un inseguimento in una strada deserta e poi l’esecuzione.

* * *

un figlio che non vuole essere camorrista.

succede perfino questo.

e non gli resta che impiccarsi per dire di no.

succede in questo paese.

un ragazzino di 12 anni che dovrebbe essere considerato una vittima della camorra, dovrebbero ricordarlo con una manifestazione, intitolargli una strada per non lasciarne disperdere la memoria.

invece il suo gesto straziante viene relegato a uno di quei racconti mal compitati di cronaca nera, che si affidano spesso a qualche praticante che si sta facendo le ossa.

o all’omaggio postumo di un post come questo, scritto con la voglia soltanto di credere che quel gesto abbia avuto un senso.

e non lo ha, in un paese dove nessuno lo vede, quel senso.

* * *

buona Pasqua di resurrezione.

. . .

commenti:

secondaparte 14 aprile 2009 alle 9:51
Si, avevo letto di questo ragazzo.
e questo post e’ struggente. Molto bello. Sono scintille di purezza certi passaggi.
Che fanno pensare di essere nati in un tempo sbagliato o che tutto cio’ che ci e’ stato dato di grande e in dono dal caso, si agita e cerca un modo per essere utile. Il tuo modo e’ questo. Scrivere un post cosi’. Ma ci deve essere un modo per essere ascoltati meglio. per essere ascolti da piu’ persone.
Quante persone pensi che abbiano un magone d’urlo ancora vitale in gola? Io credo tante.
Quante persone pensi che pur non avendo piu’ quel magone hanno comunque lo sguardo lungo che vede attraverso questa fitta nebbia di piccoli e grandi orrori quotidiani?
Io credo tante.
speranze disperazioni genialita’ empatia sensibilita’.
faccio solo commenti fumosi. io ricette non ne ho. ma speranza si.

Un pensiero riguardo “il paese orribile. cor-pus 109 [wp 74] – 12 aprile 2009 – 444

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