136-06 malati di cancro – 9 marzo 2006 cor-pus 104

terribile rileggere questo post: non soltanto per la sua potenza emotiva, ma per quello che vi diro` alla fine.

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Donnerstag, 09. Mär, 2006 – 22:50:20

chissà se faccio bene, come dice Gipictus, a scrivere queste cose e a farle conoscere.

(parlo delle preoccupazioni crescenti in ambito scientifico per un possibile violento e rapido surriscaldamento del nostro pianeta che potrebbe distruggere del tutto la razza umana o relegare pochi sopravvissuti in Antartide, unico pianeta che resterebbe vagamente abitabile.

parlo cioè di un innalzamento previsto della temperatura terrestre di 6 gradi entro i prossimi 100 anni, parlo del collasso in corso dei ghiacciai della Groenlandia (2 milioni di km quadrati, che farebbero alzare il mare di sei metri) e dell’Antartide (10 milioni di km quadrati spessi mediamente 2 km. che lo farebbero alzare di 60).

parlo dell’ipotesi estrema avanzata da qualche scienziato che anche sulla terra si sia avviato il processo che su Venere ha portato le temperature ad attestarsi a piu` di 450 gradi.

già, perchè tutte le previsioni già abbastanza catastrofiche di cui sorpa, si fermano chissà perchè ai prossimi cento anni, come se poi la pentola sul fuoco acceso non continuasse a scaldarsi ancora, anche passato il primo secolo.

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a parte l’angoscia insostenibile…

ne parlavo oggi con un’amica e mi diceva: lo sai, l’idea che possa morire la terra mi fa soffrire molto di più dell’idea che morirò io…

ma poi ci dicevamo anche: ma guarda che tutti lo sanno che stiamo per morire, si fa soltanto finta di non saperlo, ma tutta la nostra civiltà è percorsa da questa previsione della fine.

siamo agli ultimi giorni della razza umana.

prova a pensare che tutti lo sanno e allora diventeranno chiare troppe cose.

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a parte l’angoscia insostenibile anche per me, da quando ho capito che il problema è legato solo in parte all’effetto serra, che per il resto siamo nelle mani di una natura capricciosa, in un mondo nato a caso e non fatto per noi… però ho dei dubbi veri.

è giusto parlare? è giusto dire queste cose?

è come voler dire ai napoletani che la loro città sta per essere distrutta dal Vesuvio, che il ciclo circa bimillenario del vulcano è entrato da sessant’anni nella fase caratteristica che precede l’esplosione del vulcano stesso: come 1.900 anni fa e come 3.800 anni fa il vulcano ha già cominciato – smettendo le piccole eruzioni periodiche – ad accumulare la potenza per l’esplosione devastante che è tipica del ciclo vesuviano…

è come dire a un malato di cancro che ha il cancro.

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ci siete mai passati?

è umano: si nega l’evidenza.

non si può accettare. la mente rifiuta.

lui, o lei, tacitamente ti chiede, di risparmiargli almeno la speranza.

Emanuela, ridotta ad una larva in carrozzella a 39 anni dalle metastasi ossee, nella febbre a 40 che la squassava, alla cognata cattolica che si era sentita in dovere di spiegarle che stava per morire perchè potesse prepararsi meglio a presentarsi a dio, mormorò tremando: non ci credo.

altrove ha sempre regnato il tabù.

il malato non lo vuole sapere.

rivendica il suo diritto animale all’ignoranza, vuole tornare ad essere come un gatto o un cane che non sanno di dover morire, vuole questa serenità.

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e noi, che forse siamo chiusi in una gabbia che è scivolata troppo vicino al fuoco e che forse vi moriremo tutti dentro abbrustoliti, dovremmo apprezzare chi ci dice: svegliatevi ragazzi, stiamo per finire arrosto?

servisse a qualcosa.

fino a che pensavo, come gli ecologisti da blog, che tutto dipendesse da noi, che bastasse volere smettere di inquinare per rimettere le cose a posto, non mi sarei più stancato di gridare il pericolo ai quattro venti.

ma adesso che mi è più chiaro che noi stiamo follemente contribuendo ad un processo che si realizza comunque da sè, anche se noi cercassimo di provvedere, – giuro, io di dire queste cose mi vergogno, perchè mi pare di essere uno che grida io sono il più bravo sul Titanic che affonda.

* * *

la foto che sta qui sotto è quella di una ragazza india travolta da un’alluvione di fango qualche anno fa e rimasta incastrata dentro una pozza d’acqua che cresceva lentamente e che, nonostante ogni sforzo di salvarla, morì annegata dal fango sotto gli scatti dei fotografi.

io credo che tutti le abbiano gridato fino all’ultimo: “ti salveremo, Esmeralda!” e se qualcuno le avesse continuamente ricordato che non c’era alcun modo per farlo e che era senza speranza, tutti lo avremmo considerato un verme.

e allora gridiamoci tutti assieme:

ci salveremo!

l’umanità non può sparire nel nulla!

c’é un dio che ci salva o un’altra vita che ci attende…

il nulla, il puro nulla è odioso e odiosi sono i suoi profeti.

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commenti ricevuti:

gipictus   12.03.06 @ 09:53

Credere o non credere: in Dio, o nella vita, o nell’uomo…

sì continuiamo a gridare forte che ci salveremo, che ce la faremo, magari qualche uomo ci sentirà o magari Dio stesso si impietosirà…

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ovviamente avevo del tutto dimenticato questo post e ancor piu` questo commento.

non passeranno che tre anni e gipictus scoprira` il melanoma, il cancro della pelle, che in due anni gli tolse la vita.

2 pensieri riguardo “136-06 malati di cancro – 9 marzo 2006 cor-pus 104

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